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domenica 29 novembre 2015

QE. La liquidità in trappola.




Su Il Sole 24 ORE del 23 novembre 2015 Vito Lops esamina le difficoltà del quantitative easing europeo:

" Leggendo il bilancio della Bce emerge che le banche dell’Eurozona hanno parcheggiato presso la Bce l’80% della liquidità immessa attraverso il «Qe». Come riporta uno studio di Lyxor, difatti, la gran parte della liquidità del «Qe» non è stata ancora utilizzata".

"Ma, a quanto risulta, le banche private preferiscono restare sedute su una pila di costosi contanti parcheggiati presso la Bce, piuttosto che iniettarli nell’economia reale completando così la cinghia di trasmissione". 

"In realtà non ce la si può prendere con le banche europee. Queste siedono sì su una montagna di liquidità inutilizzata ma devono anche fare i conti con una montagna di crediti deteriorati da smaltire (solo le banche italiane ne hanno in pancia circa 200 miliardi). La verità è che gli ultimi anni di crisi hanno deteriorato il rating medio (livello di solvibilità) di famiglie e imprese europee e quindi gli istituti, pur essendo spronati in tutti i modi dalla Bce ad erogare, lo stanno facendo in modo molto prudenziale, proprio per non accrescere la quota di crediti deteriorati".

"Se poi si osserva lo stock di mutui e non solo il flusso delle nuove erogazioni, rispetto all’anno scorso è rimasto praticamente invariato: quindi i nuovi mutui sono andati a compensare quelli che si sono estinti".

"Situazione ancor più problematica per quanto riguarda i prestiti alle imprese. Il fatto che l’80% della liquidità pompata dalla Bce esca dalla porta ma rientri dalla finestra fotografa semplicemente che l’economia dell’ Eurozona non è in grado di assorbirla per buona parte, che imprese e famiglie dopo anni di crisi hanno un livello di affidabilità inferiore rispetto al passato".

L'esito fallimentare era prevedibile: nell'economia globale i produttori italiani perdono la sfida lanciata da altre aree. I motivi sono noti. Pressione fiscale e contributiva insostenibile, burocrazia, capitale umano inadeguato, insufficienti stimoli all'impegno individuale, incertezza del diritto penalizzano le imprese, allontanano gli investitori privati e ostacolano la ripresa dell'occupazione. 
Qualora, saltando ogni mediazione, si trasferisse direttamente nelle tasche di imprenditori e altri consumatori la liquidità creata dalla BCE, l'economia reale non ne trarrebbe significativi vantaggi. Sarebbero infatti acquistati soprattutto prodotti e servizi esteri, più convenienti. L'eventuale aumento dell'inflazione colpirebbe le fasce più deboli della popolazione.
Occorre abbattere spesa pubblica e pressione fiscale, ridurre la burocrazia e aumentare l'efficienza della pubblica amministrazione, dare un assetto produttivistico al welfare e alle regioni rendendoli sostenibili, incrementare certezza e semplicità del diritto, aggredire la criminalità organizzata, migliorare il capitale umano diffondendo le competenze  matematiche, tecniche e scientifiche, regolare i flussi migratori, rendere effettiva la concorrenza interna in ogni settore.
Di questo ha bisogno l'economia reale. Però i governanti sono stati eletti da un blocco elettorale in cui pensionati, dipendenti pubblici e beneficiari di grandi e piccoli privilegi esercitano un ruolo decisivo. Non prenderanno le misure necessarie ma capaci di irritare la loro base elettorale.

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