Sono passati venti anni dalla caduta del Muro di Berlino.
Assistiamo a celebrazioni retoriche e vuote.
Ma i giovani non sanno ciò che conta davvero e i meno giovani non lo dicono.
Quel Muro fu imposto dall' Unione Sovietica. Un grande impero totalitario fondato sull' ideologia comunista.
Quell' impero dominava direttamente mezza Europa ed esercitava una forte influenza sull' altra metà, attraverso gli intellettuali e i partiti che dai sovietici ricevevano direttive e finanziamenti.
Oggi alcuni degli intellettuali e dei politici allora legati più o meno apertamente all' Unione Sovietica, che ancora esercitano una notevole influenza, qualche volta pure titolari di altissime cariche pubbliche, si uniscono al coro della rievocazione di quell' avvenimento cruciale.
Queste conversioni come devono essere giudicate?
Andrej Sacharov è stato un protagonista di quegli anni.
Cittadino sovietico e fisico di altissimo livello, dopo la morte di Stalin e mentre Kruscev era al vertice dell' Unione Sovietica fu il padre di una generazione di armi nucleari sovietiche dalla potenza apocalittica, di gran lunga superiore a quella delle corrispondenti armi americane.
Successivamente divenne il più lucido ed attivo dissidente sovietico, fino a meritare nel 1975 il Nobel per la pace.
Karl Popper inizialmente ne elogiò la condotta ed il coraggio come dissidente.
Poi, una volta lette le memorie dello stesso Sacharov e di Kruscev, dopo aver saputo del suo ruolo fondamentale nella costruzione della potenza militare sovietica, lo condannò duramente.
Riporto di seguito le parole di Popper, perchè offrono la possibilità di impostare una riflessione molto ampia.
Scrive Popper:
"...un uomo come Sacharov, dotato di grande intelligenza,...sarebbe stato in condizione di vedere già allora come il sistema politico sovietico facesse di quel paese un luogo terribile....
Ma a quarant' anni non si può dire di un uomo che è troppo giovane per giudicare.
E' perfettamente vero che poi cambiò idea. Ma se un uomo a quarant' anni ti uccide e pochi anni dopo va in giro a dire che gli dispiace e che non avrebbe dovuto farlo, per questo non è più un assassino?
Io mantengo....un' opinione altamente positiva per l' ultima parte della vita di Sacharov, ma devo correggere, e me ne dispiace, il giudizio complessivo su di lui.
E devo dire che cominciò come un criminale di guerra e che non può essere giustificato in virtù di ciò che fece dopo".
Karl POPPER, La lezione di questo secolo, pagg. 23, 24 e 25, ed. 1992
domenica 8 novembre 2009
lunedì 2 novembre 2009
Le lapidi sbiadite che parlano al cuore ed alla mente.
In questi giorni, secondo tradizione, ho visitato i cimiteri dove sono sepolti i miei familiari.
Provo sempre dolente stupore quando il mio sguardo cade sulle tante vecchie lapidi, poste settanta, ottanta, cento e più anni fa, che ricordano e onorano bambini, adolescenti, giovani madri morti prematuramente.
In quegli anni ancora la mortalità infantile e per parto era assai elevata.
Il progresso scientifico e civile ha molto ridotto questi numeri.
Dobbiamo però dare un senso concreto a questi concetti troppo astratti per aiutare a non ritornare a quella dolorosa normalità.
Sono stati la disciplina, l' impegno, l' entusiasmo ed il genio dei singoli a realizzare quel progresso.
Vediamo purtroppo oggi, anche nelle società più avanzate, preoccupanti arretramenti e forme di disagio, soprattutto nelle grandi aree urbane.
Non dimentichiamo mai che nessun miglioramento della condizione umana è possibile senza la disciplina e l' impegno individuali.
Abbandonare questa ricetta tradizionale può costare molto caro.
Provo sempre dolente stupore quando il mio sguardo cade sulle tante vecchie lapidi, poste settanta, ottanta, cento e più anni fa, che ricordano e onorano bambini, adolescenti, giovani madri morti prematuramente.
In quegli anni ancora la mortalità infantile e per parto era assai elevata.
Il progresso scientifico e civile ha molto ridotto questi numeri.
Dobbiamo però dare un senso concreto a questi concetti troppo astratti per aiutare a non ritornare a quella dolorosa normalità.
Sono stati la disciplina, l' impegno, l' entusiasmo ed il genio dei singoli a realizzare quel progresso.
Vediamo purtroppo oggi, anche nelle società più avanzate, preoccupanti arretramenti e forme di disagio, soprattutto nelle grandi aree urbane.
Non dimentichiamo mai che nessun miglioramento della condizione umana è possibile senza la disciplina e l' impegno individuali.
Abbandonare questa ricetta tradizionale può costare molto caro.
giovedì 22 ottobre 2009
Il grande conflitto di interessi nel cuore della democrazia. Perchè la democrazia non è il migliore dei sistemi ma il minore dei mali.
Il cuore della democrazia è rappresentato dalla responsabilità politica dei governanti verso i governati.
Perchè un governo possa essere considerato democratico occorre non solo e non tanto che sia eletto dal popolo, ma soprattutto che si sottoponga al giudizio popolare dopo aver svolto la sua attività. Non sono quindi democratici i governanti eletti a vita, i Chavez di turno.
Il maggior vantaggio offerto dai sistemi democratici consiste precisamente in questo: nella possibilità di sostituire i governi che hanno dato pessima prova di sè con il voto, senza dover ricorrere alla violenza, mediante procedure predefinite.
Quanto invece alla possibilità di errore, tutti i governi possono sbagliare, democratici e non.
Come pure può sbagliare l' elettorato nella scelta e nel giudizio.
Uno dei caratteri più importanti della democrazia viene raramente rilevato e discusso.
Esiste infatti in essa un gigantesco conflitto di interessi, ineliminabile perchè congenito e coessenziale.
I governanti e coloro che aspirano a governare hanno come loro interesse fondamentale, o lo percepiscono come tale, quello ad acquisire consensi per sè e per la loro parte politica.
Ma il paese ha spesso bisogno di provvedimenti impopolari. Il suo interesse non raramente viene a trovarsi così in conflitto con l' interesse di chi ha bisogno del consenso per essere eletto.
Questo conflitto tra interessi contrastanti può ridurre notevolmente l' efficienza di un sistema democratico.
E' molto facile attribuire da un lato ai politici cinismo ed uno scarso senso dell' interesse pubblico, dall' altro agli elettori ignoranza, miopia, egoismo, insufficiente senso civico.
Ma le situazioni hanno una loro logica alle quali è difficile sfuggire.
Democrazia è necessariamente ricerca del consenso.
Mentre l' elettore si muove inevitabilmente in un orizzonte temporale ristretto, pressato spesso da esigenze che chiedono una pronta soddisfazione. Come diceva Keynes, nel lungo periodo siamo tutti morti.
La grande politica pure esplora spazi angusti. I governanti devono fare i conti con tendenze e spinte pressochè incontrollabili, prigionieri frequentemente della loro stessa propaganda.
Quali dunque i governanti migliori? Quelli dotati di maggior tenacia, fantasia, flessibilità.
Quelli capaci di comprendere la logica paradossale che regge la vita e la storia degli uomini.
venerdì 16 ottobre 2009
I viaggi di Tocqueville.
Alexis de Tocqueville è celebre per le sue grandi opere, la Democrazia in America e l' Antico Regime e la Rivoluzione.
Ma io considero straordinariamente importanti anche i suoi appunti di viaggio.
Durante i suoi viaggi abitualmente annotava su quaderni impressioni, riflessioni, conversazioni e numeri.
Si tratta di documenti preziosi. Non solo per una miglior comprensione delle sue opere maggiori.
Ci restituiscono infatti lo sguardo di uno dei più lucidi intellettuali europei dell' Ottocento su momenti, luoghi, personaggi e problemi che ancor oggi non possono non destare un vivo interesse.
Tocqueville visitò gli Stati Uniti e l' Inghilterra tra il 1831 ed il 1835.
Nel suo Viaggio negli Stati Uniti troviamo, oltre alle acute osservazioni poi poste alla base della Democrazia in America, ritratti, colloqui, cifre ed una suggestiva descrizione dei solenni, selvaggi, intatti paesaggi di regioni non ancora trasformate dalla rivoluzione industriale e dall' incremento della popolazione.
Tra le note raccolte durante i suoi due viaggi in Inghilterra segnalo la descrizione di una seduta della Camera dei Lords, con il discorso di un imbarazzato ed esitante duca di Wellington, vincitore di Napoleone a Waterloo.
Ricco di vivaci spunti anche il racconto della tumultuosa elezione di un deputato.
Mentre di grande interesse è la rappresentazione degli abitanti, dei palazzi, delle capanne, delle vie e delle fabbriche, delle sconvolgenti contraddizioni della città di Manchester, luogo emblematico della rivoluzione industriale inglese.
Due agili libri di cui consiglio vivamente la lettura.
Sono ancora reperibili nelle librerie in rete.
- Alexis de TOCQUEVILLE, Viaggio negli Stati Uniti
- Alexis de TOCQUEVILLE, Viaggio in Inghilterra.
domenica 11 ottobre 2009
Il Nobel ad Obama. Speranze mal riposte?
Si è oggi stipulato un accordo di "normalizzazione" dei rapporti tra Armenia e Turchia, alla presenza del segretario di stato USA Hillary Clinton.
L' accordo, uno dei pochi risultati concreti in politica estera della presidenza Obama, in questi giorni in cui si celebra il Nobel obamiano acquista un significato particolare proprio per i tratti che ne hanno segnato il percorso realizzativo.
E' infatti un accordo internazionale che non presenta nulla di riconducibile all' affascinante retorica che caratterizza l' attuale presidente degli Stati Uniti.
I due paesi contraenti sono già nella sfera di influenza americana per solide concretissime ragioni politico-strategiche.
In particolare la Turchia vede negli USA lo storico patrocinatore del suo ingresso nell' Unione Europea, tanto desiderato dai governi turchi degli ultimi decenni.
Mentre è la stessa Unione Europea a pretendere dai Turchi il miglioramento dei rapporti con i paesi vicini.
E' in questo quadro di ricatti e consolidate influenze strategiche che l' accordo è faticosamente maturato.
Ma Obama deve fronteggiare ben altre difficoltà, in aree dove gli spazi di mediazione sono ridottissimi, se non addirittura inesistenti.
Quando si hanno di fronte nemici implacabili ed irriducibili la retorica dei sogni e delle illusioni, passando per l' ipocrisia e la doppiezza, conduce o alla resa o ad un uso della violenza ben maggiore di quello che la franchezza avrebbe reso necessario.
Il Nobel per la pace al presidente degli Stati Uniti, mentre fornisce un' ulteriore prova della visione politica prevalente in certi ambienti, dà un segnale sbagliato all' opinione pubblica delle grandi democrazie, soprattutto ai giovani.
Vengono premiati i sogni e non i risultati. Mentre si contribuisce a concentrare le speranze su iniziative in grado, nella migliore delle ipotesi, di precludere facili alibi agli avversari.
Insomma mi pare che ci sia poco da festeggiare.
Ma poichè non appartengo alla schiera dei fautori del "tanto peggio tanto meglio", che ritengo profondamente immorale, spero proprio di sbagliarmi.
In bocca al lupo, presidente Obama!
L' accordo, uno dei pochi risultati concreti in politica estera della presidenza Obama, in questi giorni in cui si celebra il Nobel obamiano acquista un significato particolare proprio per i tratti che ne hanno segnato il percorso realizzativo.
E' infatti un accordo internazionale che non presenta nulla di riconducibile all' affascinante retorica che caratterizza l' attuale presidente degli Stati Uniti.
I due paesi contraenti sono già nella sfera di influenza americana per solide concretissime ragioni politico-strategiche.
In particolare la Turchia vede negli USA lo storico patrocinatore del suo ingresso nell' Unione Europea, tanto desiderato dai governi turchi degli ultimi decenni.
Mentre è la stessa Unione Europea a pretendere dai Turchi il miglioramento dei rapporti con i paesi vicini.
E' in questo quadro di ricatti e consolidate influenze strategiche che l' accordo è faticosamente maturato.
Ma Obama deve fronteggiare ben altre difficoltà, in aree dove gli spazi di mediazione sono ridottissimi, se non addirittura inesistenti.
Quando si hanno di fronte nemici implacabili ed irriducibili la retorica dei sogni e delle illusioni, passando per l' ipocrisia e la doppiezza, conduce o alla resa o ad un uso della violenza ben maggiore di quello che la franchezza avrebbe reso necessario.
Il Nobel per la pace al presidente degli Stati Uniti, mentre fornisce un' ulteriore prova della visione politica prevalente in certi ambienti, dà un segnale sbagliato all' opinione pubblica delle grandi democrazie, soprattutto ai giovani.
Vengono premiati i sogni e non i risultati. Mentre si contribuisce a concentrare le speranze su iniziative in grado, nella migliore delle ipotesi, di precludere facili alibi agli avversari.
Insomma mi pare che ci sia poco da festeggiare.
Ma poichè non appartengo alla schiera dei fautori del "tanto peggio tanto meglio", che ritengo profondamente immorale, spero proprio di sbagliarmi.
In bocca al lupo, presidente Obama!
mercoledì 30 settembre 2009
Eguaglianza dei diversi. Il principio di eguaglianza nella Costituzione italiana.
L' articolo 3 della Costituzione stabilisce che:
http://www.senato.it/istituzione/29375/131276/131279/articolo.htm
" Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
Ma, come ha scritto Costantino Mortati, autorevole redattore ed interprete della nostra Costituzione, "è senz' altro da escludere che il principio stesso imponga di dare alle leggi un contenuto eguale per tutti i cittadini così che tutti godano dello stesso trattamento, e ciò perchè esso esige invece che a diversità di situazioni corrisponda diversità di trattamento".
"E' tuttavia da chiedersi se", prosegue il Mortati, "lasciando all' assoluto arbitrio del legislatore la valutazione della diversità delle situazioni, nonchè della sufficienza di questa a porre una differenziazione di regolamentazione giuridica, non si finisca con lo svuotare il principio di cui si parla di gran parte del suo valore, riprendendosi così con una mano quello che si era dato con l' altra".
Dunque, conclude lo stesso Mortati, a garanzia del principio di eguaglianza il legislatore è tenuto a rispettare le regole della logica e ad adottare diversità di trattamento solo quando ciò sia "ragionevole".
E' però evidente l' eccessiva indeterminatezza del requisito della ragionevolezza.
Per questa via, percorsa senza rilevanti esitazioni dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, con l' assenso della dottrina prevalente, si giunge a riconoscere alla Corte stessa un potere nel contempo così penetrante ed indefinito da assumere i tratti del potere di indirizzo politico.
Ma allora cosa rimane del vecchio fuorviante mito della "separazione dei poteri"?
Si configura così una democrazia sotto tutela.
Tutela esercitata da chi?
http://chiarodiluna-karl.blogspot.com/2009/04/un-potere-politico-senza-
responsabilita.html
Costantino MORTATI, Istituzioni di diritto pubblico, tomo II, pagg. 1019 e 1020 - edizione 1976
http://www.senato.it/istituzione/29375/131276/131279/articolo.htm
" Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
Ma, come ha scritto Costantino Mortati, autorevole redattore ed interprete della nostra Costituzione, "è senz' altro da escludere che il principio stesso imponga di dare alle leggi un contenuto eguale per tutti i cittadini così che tutti godano dello stesso trattamento, e ciò perchè esso esige invece che a diversità di situazioni corrisponda diversità di trattamento".
"E' tuttavia da chiedersi se", prosegue il Mortati, "lasciando all' assoluto arbitrio del legislatore la valutazione della diversità delle situazioni, nonchè della sufficienza di questa a porre una differenziazione di regolamentazione giuridica, non si finisca con lo svuotare il principio di cui si parla di gran parte del suo valore, riprendendosi così con una mano quello che si era dato con l' altra".
Dunque, conclude lo stesso Mortati, a garanzia del principio di eguaglianza il legislatore è tenuto a rispettare le regole della logica e ad adottare diversità di trattamento solo quando ciò sia "ragionevole".
E' però evidente l' eccessiva indeterminatezza del requisito della ragionevolezza.
Per questa via, percorsa senza rilevanti esitazioni dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, con l' assenso della dottrina prevalente, si giunge a riconoscere alla Corte stessa un potere nel contempo così penetrante ed indefinito da assumere i tratti del potere di indirizzo politico.
Ma allora cosa rimane del vecchio fuorviante mito della "separazione dei poteri"?
Si configura così una democrazia sotto tutela.
Tutela esercitata da chi?
http://chiarodiluna-karl.blogspot.com/2009/04/un-potere-politico-senza-
responsabilita.html
Costantino MORTATI, Istituzioni di diritto pubblico, tomo II, pagg. 1019 e 1020 - edizione 1976
giovedì 17 settembre 2009
Non solo Afghanistan.
La strage di soldati italiani oggi in Afghanistan riporta drammaticamente all' attenzione dell' opinione pubblica italiana i temi della politica internazionale.
I cittadini italiani, esattamente come quelli degli altri grandi paesi occidentali, pongono domande sbagliate che ricevono risposte sbagliate.
La principale domanda sbagliata mi pare questa: quale obiettivo conseguibile a breve termine giustifica le spese e la morte dei nostri soldati?
La domanda è sbagliata perchè ci possono essere validissime ragioni per sostenere guerre di durata anche assai lunga che non possono portare ad una vittoria totale ed a soluzioni definitive.
Le risposte sbagliate sono appunto quelle che non mettono l' opinione pubblica di fronte alla realtà, che in questo caso è assai dura e refrattaria alle illusioni.
Illusioni sparse a piene mani dal presidente Obama.
Va chiaramente detto alla gente che ormai da qualche anno è in corso un conflitto interno al mondo islamico che vede contrapposte la tendenza alla conciliazione con lo stile di vita ed i valori occidentali e quella alla ricomposizione della società secondo i principi fondamentalisti.
I movimenti fondamentalisti intendono acquisire il controllo degli stati e dei governi.
Quando contrastati nelle loro aspirazioni ricorrono a tutti i mezzi disponibili, terrorismo compreso.
Va detto che si tratta di un problema mondiale, che non riguarda singole aree come l' Afghanistan.
Che le motivazioni religiose e culturali sono prevalenti.
Che il movimento fondamentalista non reagisce a torti subiti dall' Occidente. La questione palestinese e la guerra irachena rappresentano soltanto pretesti.
Che gli Stati Uniti sono odiati non per quello che fanno o hanno fatto, ma per quello che sono.
Che gli Stati Uniti sono odiati non per quello che fanno o hanno fatto, ma per quello che sono.
Che il controllo degli stati islamici da parte dei movimenti fondamentalisti comporterebbe gravi pericoli per i paesi occidentali, i loro interessi e la loro sicurezza.
Sarebbero infatti esposti ad un uso ricattatorio di materie prime vitali, mentre il blocco dello sviluppo economico e civile di aree abitate da centinaia di milioni di persone avrebbe ripercussioni globali.
La retorica della conciliazione, come quella a cui è ampiamente ricorso Obama nel recente discorso del Cairo, purtroppo convince solo chi è già convinto.
Mentre gli interventi di tipo economico assistenziale da un lato vengono resi praticamente impossibili dall' azione dei fondamentalisti.
Dall' altro rischiano di rafforzare il senso di inferiorità ed i sentimenti revanscisti radicati in una memoria storica che a noi pare patologica.
Bisogna che le opinioni pubbliche occidentali comprendano quindi la necessità di un duro e costoso impegno a lungo termine, anche di tipo militare.
Con la chiara consapevolezza che il problema non potrà trovare mai una soluzione completa ma può essere solo tamponato e ridotto a dimensioni fisiologiche.
Per il resto rinvio a quanto ho qui scritto qualche mese fa.
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