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venerdì 1 maggio 2015

Papa Francesco. No a un partito dei cattolici.




Radio Vaticana il 30 aprile 2015 ha dato conto di una importante "posizione espressa da Papa Francesco durante l’incontro avuto con gli appartenenti alle Comunità di vita cristiana e alla Lega Missionaria Studenti, organismi della famiglia dei Gesuiti". Francesco:

“Si sente: ‘Noi dobbiamo fondare un partito cattolico!’: quella non è la strada. La Chiesa è la comunità dei cristiani che adora il Padre, va sulla strada del Figlio e riceve il dono dello Spirito Santo. Non è un partito politico. 'No, non diciamo partito, ma … un partito solo dei cattolici': non serve e non avrà capacità convocatorie, perché farà quello per cui non è stato chiamato (…) Ma è un martirio quotidiano: cercare il bene comune senza lasciarti corrompere”.

Il papa mostra piena consapevolezza non solo dei tratti fondamentali della fede cristiana ma anche della prova complessivamente cattiva che hanno dato di sè i partiti dei cattolici nel Novecento. Basti pensare al Partito Popolare italiano, che non seppe contribuire efficacemente ad evitare la dittatura di Mussolini, al Zentrum cattolico tedesco, che non contrastò adeguatamente l'ascesa di Hitler, alla Democrazia Cristiana dopo la parentesi degasperiana e al sostanziale fallimento del partito cattolico francese (MRP) nel Secondo dopoguerra.
La memoria va al per molti aspetti  fatale crocevia dell'Età giolittiana.  In vista delle elezioni del 1913 i liberali del cattolico Giovanni Giolitti conclusero un accordo con l'Unione Elettorale Cattolica Italiana (UECI), un'associazione laicale diretta da Vincenzo Gentiloni, alla quale lo stesso papa Pio X affidò il compito di far partecipare i cattolici italiani alla vita politica. L'informale Patto Gentiloni ebbe grande successo. Con il suffragio universale maschile nel 1913 i liberali di Giolitti ottennero il 51% dei voti e 260 eletti su 508, 228 dei quali avevano sottoscritto gli impegni previsti dall'accordo. Giolitti era riuscito a far entrare i cattolici nelle istituzioni nate dal Risorgimento, nel segno di un liberalismo pragmatico e rispettoso di ogni libertà, religiosa compresa.
Papa Francesco di fatto ritorna alla analoga visione del suo predecessore Pio X. Altri pontefici consentirono invece l'affermazione in Italia di un partito cattolico, con esiti disastrosi.
Un  partito di cattolici fu fondato nel 1919 da don Luigi Sturzo. Il Partito Popolare di Sturzo si ispirava alla Dottrina sociale della Chiesa, con il programma di rinnovare a fondo la politica e la società italiane. Perseguendo questo ambizioso obiettivo si oppose al ritorno al governo del vecchio ma esperto Giolitti, solo statista italiano in grado di precludere a Mussolini la conquista del potere. Dino Grandi, forse il più intelligente gerarca fascista, ha espresso un duro giudizio sull'operato di Sturzo:

 "Il veto di Sturzo al ritorno di Giolitti fu in effetti il più grande servizio che il prete di Caltagirone avrebbe potuto rendere al movimento fascista per cui, non a torto, Sturzo è stato paradossalmente definito da taluni come uno dei padri della marcia su Roma" (Dino GRANDI, Il mio paese. Ricordi Autobiografici, ed.1985, pag. 157).

Una vicenda esemplare, che affonda le proprie  radici proprio nell'errata percezione della natura e della portata della religione cristiana.

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