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venerdì 18 luglio 2014

Ucraina. Il partito della guerra.




Su La Voce della Russia del 17 luglio 2014 Petr Iskenderov delinea ufficiosamente la posizione della leadership russa sulla crisi ucraina:

"Tuttavia, proprio per evitare lo scoppio del conflitto e una guerra su ampia scala nel centro dell’Europa, Mosca ha deciso contro l’invio delle truppe. Chi potrebbe essere interessato a tale guerra? Di certo non la Russia né la popolazione civile di Donetsk e Lugansk, e neanche l’Europa. Farebbe comodo agli USA, perché così Washington potrebbe dare un impulso alla sua ansimante economia, far litigare definitivamente la Russia e l’UE, demolire con le mani altrui il sistema della sicurezza energetica in Europa e soggiogare gli europei obbligandoli a comprare lo shale gas americano e ad aprire il mercato alle merci statunitensi. Inoltre, la scalata della violenza nella regione provocherebbe la fuga dei civili, il numero di profughi potrebbe superare quello che si è avuto nella ex-Jugoslavia. Questo scenario non è assolutamente nell’interesse della Russia...".

Mentre è difficile riconoscere all' attuale leadership USA la capacità di elaborare una strategia così articolata, sembra plausibile la linea attribuita a quella russa. E' probabile che la Russia di Putin intenda mantenere lo statu quo. Le recenti vicende della Crimea corrispondono a questo disegno. In tale penisola infatti si trovavano già importanti basi militari russe e russa è gran parte della popolazione.
E' davvero nell' interesse dell' Occidente la destabilizzazione della Russia? In realtà l' Occidente intero, Stati Uniti compresi, condivide con la Russia interessi e obiettivi vitali. Su The National Interest del 24 giugno 2014 Dimitri K. Simes ha scritto:

"Likewise, it may be politically convenient to ignore the very real possibility of Russia drawing closer to China, but it is strategically reckless. By any logical criteria, American leaders should see China rather than Russia as their greatest challenge".

La Cina infatti rappresenta non ancora la minaccia ma ormai la sfida più grande. Già incombe invece la minaccia costituita dal fondamentalismo islamico. In questa ampia prospettiva la Russia deve essere considerata parte della possibile soluzione, non del problema.

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