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domenica 15 gennaio 2012

Crisi economica. Il nuovo conformismo.



" Abbiamo bisogno di certezze e di capri espiatori. La certezza di non perdere quel che abbiamo. I capri espiatori su cui scaricare ogni responsabilità per i tempi duri che viviamo.
Così, una plumbea nuvola di cecità e di conformismo sta lentamente avvolgendo un po’ tutto e tutti".

"In un clima siffatto, io vedo il pericolo che, nel dibattito pubblico dei prossimi mesi, si mettano da parte alcuni dati di fondo, che sono cruciali per prendere decisioni sagge, ma appaiono urticanti o «politically taboo» a quasi tutti i soggetti in campo. Quali dati? Il primo dato è che la pressione fiscale sull'economia regolare è la più alta del mondo sviluppato (intorno al 60%), e così il livello di tassazione sulle imprese, il cosiddetto Total Tax Rate (68.6%)".

"Il secondo dato di fondo è la strabica selettività della repressione dell'evasione. Ci sono intere zone del Paese in cui quasi tutto è in nero.... Il fatto è che se volesse intervenire contro l'illegalità, lo Stato dovrebbe militarizzare circa un quarto del territorio nazionale, e distruggere un paio di milioni di posti di lavoro, che si reggono sui bassi salari".

"C'è un terzo dato di fondo, che mi pare fondamentale ora che si sta per aprire lo spinoso capitolo del mercato del lavoro: da un paio di anni l'Italia sta riducendo la sua base produttiva. Fallimenti, chiusure volontarie di attività, bassi investimenti, distruzione di posti di lavoro, si stanno susseguendo senza interruzione dal 2008...lavorare e produrre in Italia sta diventando sempre più proibitivo sul piano dei costi di produzione".

Con lodevole continuità Ricolfi riporta l' attenzione sui difetti strutturali del sistema Italia. Ma per squarciare la cappa di conformismo che ci sovrasta occorre toccare altre spinose questioni.
Jin Liqun è presidente del consiglio dei supervisori del fondo sovrano da 400 miliardi di dollari China Investment Corporation ed ex vice ministro delle finanze della Repubblica Popolare Cinese. In una recente intervista ad Al Jazeera ha duramente criticato il welfare europeo:

"If you look at the troubles which happened in European countries, this is purely because of the accumulated troubles of the worn out welfare society. I think the labour laws are outdated. The labour laws induce sloth, indolence, rather than hardworking. The incentive system, is totally out of whack".

"Why should, for instance, within [the] eurozone some member's people have to work to 65, even longer, whereas in some other countries they are happily retiring at 55, languishing on the beach? This is unfair. The welfare system is good for any society to reduce the gap, to help those who happen to have disadvantages, to enjoy a good life, but a welfare society should not induce people not to work hard."

Sono i difetti del welfare, secondo Jin Liqun, le cause della crisi. Le leggi sul lavoro sono obsolete, spingono alla pigrizia e all' indolenza invece che al duro lavoro. Il "welfare system" è buono per ogni società per ridurre il divario, per aiutare gli svantaggiati, ma una società del benessere non deve indurre la gente a non lavorare duramente. Questa Europa non attrae più a sufficienza investimenti stranieri.
L' Italia soffre di più, ma paesi come Francia ed Austria non ridono. Le peculiarità italiane, indicate da Ricolfi, spiegano le maggiori difficoltà. Però Francia ed Austria non hanno la nostra evasione fiscale, la nostra Pubblica Amministrazione inefficiente, la nostra giustizia lenta, la nostra criminalità organizzata, la nostra energia costosissima. E allora?
Evidentemente c' è altro. Forse Jin Liqun, che colloca i problemi in un contesto globale, ha in qualche misura ragione. Difficile ridurre la pressione fiscale e il debito pubblico senza riformare lo stato sociale. Che nella Europa migliore copre troppo e costa troppo, mentre in quella peggiore costa troppo senza raggiungere i propri obiettivi.
Sembra opportuno cercare di individuare i fattori della crisi ed i possibili rimedi senza concentrare l' attenzione su speculatori, banchieri, governanti egoisti ed inflessibili, agenzie di rating. Impareremo comunque dai nostri errori, se non sarà troppo tardi.





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