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giovedì 17 settembre 2009

Non solo Afghanistan.

La strage di soldati italiani oggi in Afghanistan riporta drammaticamente all' attenzione dell' opinione pubblica italiana i temi della politica internazionale. I cittadini italiani, esattamente come quelli degli altri grandi paesi occidentali, pongono domande sbagliate che ricevono risposte sbagliate. La principale domanda sbagliata mi pare questa: quale obiettivo conseguibile a breve termine giustifica le spese e la morte dei nostri soldati?
La domanda è sbagliata perchè ci possono essere validissime ragioni per sostenere guerre di durata anche assai lunga che non possono portare ad una vittoria totale ed a soluzioni definitive. Le risposte sbagliate sono appunto quelle che non mettono l' opinione pubblica di fronte alla realtà, che in questo caso è assai dura e refrattaria alle illusioni, sparse a piene mani dal presidente Obama.
Va chiaramente detto alla gente che ormai da qualche anno è in corso un conflitto interno al mondo islamico che vede contrapposte la tendenza alla conciliazione con lo stile di vita ed i valori occidentali e quella alla ricomposizione della società secondo i principi fondamentalisti. I movimenti fondamentalisti intendono acquisire il controllo degli stati e dei governi. Quando contrastati nelle loro aspirazioni ricorrono a tutti i mezzi disponibili, terrorismo compreso.
Va detto che si tratta di un problema mondiale, che non riguarda singole aree come l' Afghanistan. Che le motivazioni religiose e culturali sono prevalenti. Che il movimento fondamentalista non reagisce a torti subiti dall' Occidente. La questione palestinese e la guerra irachena rappresentano soltanto pretesti. Che gli Stati Uniti sono odiati non per quello che fanno o hanno fatto, ma per quello che sono. Che il controllo degli stati islamici da parte dei movimenti fondamentalisti comporterebbe gravi pericoli per i paesi occidentali, i loro interessi e la loro sicurezza. Sarebbero infatti esposti ad un uso ricattatorio di materie prime vitali, mentre il blocco dello sviluppo economico e civile di aree abitate da centinaia di milioni di persone avrebbe ripercussioni globali.
La retorica della conciliazione, come quella a cui è ampiamente ricorso Obama nel recente discorso del Cairo, purtroppo convince solo chi è già convinto. Mentre gli interventi di tipo economico assistenziale da un lato vengono resi praticamente impossibili dall' azione dei fondamentalisti. Dall' altro rischiano di rafforzare il senso di inferiorità ed i sentimenti revanscisti radicati in una memoria storica che a noi pare patologica.
Bisogna che le opinioni pubbliche occidentali comprendano quindi la necessità di un duro e costoso impegno a lungo termine, anche di tipo militare. Con la chiara consapevolezza che il problema non potrà trovare mai una soluzione completa ma può essere solo tamponato e ridotto a dimensioni fisiologiche. 


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