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giovedì 27 novembre 2008

Benedetto Pera. Dare vita alla società libera

"... il liberalismo....., per essere fedele a se stesso, può collegarsi con una dottrina del bene, in particolare quella cristiana che gli è congenere, offrendo così veramente un contributo al superamento della crisi".

"...all’essenza del liberalismo appartiene il suo radicamento nell’immagine cristiana di Dio: la sua relazione con Dio di cui l’uomo è immagine e da cui abbiamo ricevuto il dono della libertà.
.... il liberalismo perde la sua base e distrugge se stesso se abbandona questo suo fondamento".



Si leggono critiche sovente dal tono ironico alle parole di Ratzinger. Ovviamente tutte le critiche sono legittime, anzi benvenute. Ma risultano incomprensibili se pretendono di muovere da posizioni liberali.
Perchè qui Benedetto XVI riprende linee di pensiero che appartengono certamente al miglior pensiero liberale. Basti pensare al Popper degli Addenda alla Società aperta, per quanto riguarda il rifiuto del cosiddetto relativismo etico. O al Tocqueville della Democrazia in America, sulla dipendenza del liberalismo dal cristianesimo.
Va infatti a mio parere denunciato l' errore di fondo che impedisce a molti di lavorare per una società libera vitale, durevole, in espansione. Ci affatichiamo a disegnare i tratti della società aperta ed umana che vorremmo. Però non comprendiamo che la possono rendere durevolmente vitale solo individui dotati di una visione dell' uomo, della vita e dei propri doveri con essa compatibile, ma soprattutto sentita come assoluta, non negoziabile, irrinunciabile.
Tale visione non può consistere in una morale puramente umana, necessariamente relativa, essendo i valori inderivabili dai fatti, le prescrizioni dalle descrizioni (legge di Hume). Nè tale visione assolutamente non negoziabile può avere origine nella ricerca scientifica, che dà esiti sempre congetturali, ipotetici. Può e deve invece fornirla il cristianesimo, religione di libertà e fraternità.

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