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martedì 14 maggio 2013

Russia. Primo bilancio del terzo mandato di Putin.



Russia Oggi " fa parte del progetto Russia Beyond the Headlines, finanziato dalla Rossiyskaya Gazeta". "Rossiyskaya Gazeta, uno dei principali quotidiani russi", è anche "la gazzetta ufficiale del governo russo, sede della pubblicazione ufficiale di leggi, decreti e dichiarazioni ufficiali delle istituzioni statali".
Su Russia Oggi del 1 maggio 2013 Yulia Ponomareva delinea un primo bilancio del terzo mandato di Putin: "In attesa di risultati economici significativi, il Presidente tenta di consolidare la sua base d’appoggio facendo leva su valori conservatori".

"È rimasto come prima il politico più popolare di Russia, ma il trend parla chiaro: nel primo anno del suo terzo mandato presidenziale la fiducia nei suoi confronti è calata dal 60 al 52 per cento. L’ultima campagna elettorale si è svolta sullo sfondo delle più grandi manifestazioni antigovernative nella storia della Russia recente, alla quale hanno preso parte principalmente i rappresentanti della classe media cittadina".

Putin "“Ha scelto la linea di consolidamento dei suoi”, afferma Alexei Makarkin. I “suoi”, cioè la base dell’elettorato putiniano, sono, secondo i dati dei sociologi, gli abitanti delle piccole città e dei paesi con un’istruzione media e che non usano Internet. “Si può consolidare facendo leva sui valori tradizionali, sull’antiliberalismo e l’antioccidentalismo - ritiene Makarkin. - Con la legge sugli agenti stranieri è stato identificato un nemico, l’inchiesta sulle Pussy Riot ne ha additato un altro”.

Un difficile nuovo inizio dunque per il presidente Putin, che per ora non raggiunge gli obiettivi prefissati. Lontano resta quello, importantissimo, di diversificare l' economia. Come l' Unione Sovietica di Breznev, la Russia di Putin compensa le insufficienti produttività e competitività del sistema con lo sfruttamento delle risorse naturali: 

"Secondo i dati del servizio federale doganale nel 2012 la produzione di combustibili ed energie hanno costituito la base dell’export russo oltre i confini della Csi; la loro incidenza nella struttura commerciale dell’esportazione in quei Paesi ammonta al 73 per cento. La quota di esportazione delle automobili e delle attrezzature è del 3,6 per cento.
Gli investimenti stranieri diretti del 2012 si sono ridotti quasi del 20 per cento, arrivando a 39 miliardi di dollari. “Alla fine dello scorso anno è ripresa una crescita anticipata degli stipendi rispetto alla produttività del lavoro (crescita dell’Ulc, il costo unitario del lavoro), il che rende l’industria russa ancora meno allettante per gli investimenti, - concludono gli esperti dell’Alta scuola economica. - La struttura e la qualità dell’economia non cambiano”".

 ""Uno degli eventi economici chiave del 2012 è stata l’entrata della Russia nell’Organizzazione del commercio mondiale (Wto). “Il prossimo periodo di inserimento nel Wto sarà per la Russia molto difficile, - riconosce Alexei Portanskij, direttore dell’Ufficio studi per l’adesione della Russia al Wto. - Se prenderanno il sopravvento scenari statici o legati alle materie prime non potremo ottenere niente dall’ingresso al Wto. A vendere idrocarburi e altre materie prime siamo capaci anche senza il Wto”".

La Russia resta a metà del guado. Con la Cina non condivide i campi di "rieducazione" per i dissidenti e il brutale ampio ricorso alla pena di morte, ma neppure l' economia manifatturiera in espansione. Delle democrazie occidentali non accoglie pienamente la libertà di espressione e la tutela dei diritti umani. Le insufficienti prestazioni economiche e sociali di tali democrazie non orientano verso Occidente la modernizzazione russa, chiusa in una via nazionale che si rivela a sua volta asfittica e inefficiente.

"“Putin è giunto alla conclusione che se iniziasse a cambiare, potrebbe diventare vulnerabile -, afferma con convinzione Alexei Makarkin, primo vice presidente del Centro di tecniche politiche. - Non scenderà a compromessi, ritenendo che potrebbero provocarne degli altri”". Già più di un secolo e mezzo fa, nel suo brillante L' antico regime e la rivoluzione, Tocqueville aveva scritto:

"...l' esperienza insegna che per un cattivo governo il momento più pericoloso è sempre quello in cui esso comincia a riformarsi. Soltanto un gran genio può salvare il principe che si propone di dar sollievo ai propri sudditi dopo una lunga oppressione. Il male sopportato pazientemente come inevitabile diviene intollerabile non appena si concepisca l' idea di liberarsene. Allora tutti gli abusi che si sopprimono sembrano rivelare meglio quelli che restano e renderne più penosa la sensazione: il male è diminuito, è vero, ma la sensibilità si è fatta più viva" (Libro terzo, capitolo IV, 1996, p. 213).

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