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sabato 8 ottobre 2011

La Russia tra Oriente e Occidente.

In un recente articolo su La Stampa Enzo Bettiza delinea un condivisibile quadro della Russia di Putin.
Scrive Bettiza:

"Ma, al tempo stesso, non va dimenticato che l’enigmatico Putin definì il collasso dell’Unione Sovietica nel 1991 «la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo». Quell’accento così drammatico sulla «catastrofe geopolitica» può aiutarci a comprendere, fino ad un certo punto, i suoi sforzi mirati a ricomporre oggi pezzo per pezzo, con la mezza finzione di un mercato o bazar comune, un’entità che almeno in parte possa evocare gli spazi «geopolitici» dell’impero perduto".

"Il controllo sulla stampa e sulle televisioni si è assolutizzato; il partito putiniano «Russia Unita» è divenuto di fatto un partito unico circondato e sostenuto da simulacri pseudodemocratici; contemporaneamente la popolarità del presidente reale, che fingeva di fare il primo ministro, è cresciuta a balzi esponenziali. Oggi il volto sorridente e rassicurante del presidente Medvedev ci appare simile alla faccia intensamente dipinta di una matrioska che al proprio interno conteneva da sempre, fin dall’inizio, dal 2008, la grinta gelida dello zar autentico di tutte le Russie.
Il gioco delle parti, lo scambio fisiologico delle consegne tra burattinaio e burattino, è affare concluso da tempo e da tempo accettato dalla maggioranza dei «consumatori» votanti. Al terzo mandato al Cremlino di Putin potrà seguire il quarto e la durata prolungarsi fino al 2024. Praticamente presidente a vita. Una simile longevità politica ricorda solo quella di Stalin. Così come il rimpianto, più o meno segreto, della grandezza di Stalin sembra riflettersi in chiave minore nell’«Urss leggera» che Putin sta pianificando e già realizzando da Minsk al cuore dell’Asia".

Tutto vero. Ma è sbagliato mettere sullo stesso piano Russia e Cina in quanto regimi autoritari, senza distinzioni. Le parti del Rapporto 2011 di Amnesty International relative appunto a Russia e Cina (pdf) lasciano intravvedere un controllo sociale e una lesione di diritti e dignità umani per estensione ed intensità chiaramente differenti.
La Cina dei campi di "rieducazione e lavoro" laogai, che ancora esercitano un significativo ruolo economico, dell'estesa brutale applicazione della pena di morte senza giusto processo, del capillare controllo di internet e delle reti sociali, delle dure limitazioni della libertà religiosa, dei figli unici per legge, della netta diversità di trattamento di città e campagna, pare regime dai tratti ancora fortemente totalitari.
La Russia di oggi è un grande paese composito e contraddittorio, in ogni senso sospeso tra Occidente e Oriente. I suoi dirigenti, come nel periodo prerivoluzionario, tentano di promuovere e controllare la modernizzazione guardando anche a modelli esterni. Le attuali insufficienti prestazioni economiche e le tensioni sociali dei paesi occidentali rendono non attraenti ai loro occhi standard di democrazia e libertà per noi irrinunciabili e non negoziabili.
Solo un Occidente forte, capace di coniugare di nuovo democrazia, libertà, competitività ed efficienza potrà ancora porsi come solido polo di attrazione per una Russia in bilico, dove l'influenza del nuovo autoritarismo asiatico sembra ogni giorno più incisiva.




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