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sabato 22 maggio 2010

Crisi dello stato sociale contemporaneo. Le cicale sapranno e potranno pazientare?

Piero Ostellino ha qualche giorno fa, sul Corriere della Sera, richiamato l' attenzione sul percorso perverso dello stato sociale contemporaneo. La crisi, estendendosi alle finanze pubbliche ed alla valuta europea, lo rende un peso insostenibile.
Ma la sua crescita enorme ed abnorme è stata accompagnata dalla decadenza della famiglia tradizionale come elementare spazio di solidarietà e dalla caduta della propensione al risparmio personale. I carichi assistenziali e previdenziali non possono così più ritornare agevolmente a gravare su famiglie ed individui, oggi inadeguati.
Tradizioni ed abitudini non si costruiscono. Esiste una netta asimmetria tra le azioni e gli eventi capaci di provocarne il declino ed i processi in larga misura spontanei che ne consentono l' affermazione.
Come ha ben messo in rilievo lo stesso Ostellino, la crisi può trasferirsi alle istituzioni della democrazia libera e dello stato di diritto. Si tratta di istituzioni dotate di buona solidità. Possono reggere bene se troveranno validi difensori: intellettuali, sindacalisti e politici capaci di frenare passioni, appetiti ed illusioni. Ce ne sono ancora?

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