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martedì 25 agosto 2009

Spie democratiche. Una convivenza difficile.

https://www.cia.gov/

http://www.defense.gouv.fr/english/dgse

http://www.sistemadiinformazioneperlasicurezza.gov.it/pdcweb.nsf/pagine/homepage


http://www.bnd.bund.de/DE/_Home/home_node.html


http://www.mi5.gov.uk/

https://www.sis.gov.uk/

http://www.asio.gov.au/

http://www.abin.gov.br/?lang=portuguesebr

https://www.csis-scrs.gc.ca/index-en.php



Questi link portano ai siti web ufficiali di alcuni dei principali servizi di intelligence occidentali. Un innocuo giretto ci fa prendere contatto con un problema, quello del tormentato rapporto tra intelligence e democrazia libera. La democrazia libera non ama la segretezza. Lo stato di diritto, per definizione, subordina l'intera pubblica amministrazione alla legge ma, da sempre, l'intelligence opera nel segreto. I suoi metodi mal sopportano regole.
Si tratta di una tensione ineliminabile tra principi ed esigenze di sicurezza che le istituzioni democratiche, similmente ed opportunamente in tutte le democrazie occidentali, tentano di risolvere con il controllo in forma riservata da parte di governi ed appositi comitati parlamentari.
Si può sbagliare allentando troppo le briglie del controllo democratico ma anche ponendo limiti tali da rendere quasi impossibile un'efficace azione dei servizi. La libertà e la democrazia, ed i legittimi interessi dei paesi liberi e dei loro cittadini, hanno nemici implacabili. Sarebbe davvero un errore fatale combatterli con le mani legate dietro alla schiena.

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