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domenica 18 ottobre 2015

Israele - Palestina. Sempre più evidente il conflitto religioso.




Maurizio Molinari su La Stampa del 18 ottobre 2015 sottolinea i tratti religiosi dell'Intifada dei coltelli che insanguina Israele:

"Attacchi alla Grotta dei Patriarchi, attentati alla tomba di Simone il Giusto, agguati nei pressi del luogo del primo Tabernacolo, l’incendio alla Tomba di Giuseppe, scontri nella Valle di Kidron e la moschea di Al Aqsa come incandescente contenzioso: l’Intifada dei coltelli ha per protagonisti i luoghi santi assegnando a questa rivolta palestinese un carattere religioso che la distingue dal nazionalismo delle precedenti sollevazioni anti-israeliane, nel 1987 e 2000".

"Il Movimento islamico della Galilea ha creato i gruppi di «Morabitun» - le sentinelle coraniche, divise in unità di uomini e donne - per difendere Al Aqsa dai «sacrilegi» e Hamas ha coniato l’espressione «Intifada di Al Aqsa», con il proprio leader politico Ismail Hanyeh, per impossessarsi dell’intera rivolta".

In realtà tra Israeliani e Palestinesi il conflitto è da sempre anche religioso. Già quando prevalevano leader palestinesi laici e nazionalisti la pace era resa impossibile da fattori religiosi. Nessuno di tali leader poteva rinunciare al ritorno in Israele dei palestinesi usciti dai suoi confini dopo la fondazione del nuovo stato. Ma soprattutto nessun capo palestinese, oggi come allora, anche dalla più tiepida fede islamica, può riconoscere davvero e senza riserve uno stato ebraico che comprenda territori abitati o un tempo abitati da musulmani.
Quella tra Israeliani e Palestinesi è fin dall'inizio una contrapposizione non componibile. Le grandi potenze che hanno consentito ai due nazionalismi religiosi di porre le premesse del conflitto sono responsabili del sangue versato.


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