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venerdì 2 luglio 2010

Il vecchio e il nuovo nella Voce della Russia.


I rapporti della Russia con  gli Stati Uniti e i loro tradizionali alleati attraversano una fase di profondo cambiamento. Il presidente Obama ha parlato di "reset", di nuovo inizio. Ma il processo era già avviato prima della sua elezione e probabilmente sopravviverà alle vicissitudini della sua presidenza.
Dopo il crollo dell'Unione Sovietica e la dissoluzione dell'apparato ideologico marxista leninista i dirigenti russi hanno dovuto fronteggiare immensi problemi. Un'economia devastata, spinte centrifughe etnico-religiose, terrorismo, un'opinione pubblica caratterizzata da sentimenti nazionalisti ed antioccidentali, frutto in larga misura di decenni di martellante propaganda sovietica, l'enorme vicino cinese.
Le loro risposte sono state e sono incerte e contraddittorie, mentre gli Stati Uniti hanno gestito l'eredità di tanti decenni di dura contrapposizione faticando a comprendere nuovi limiti e nuove opportunità. Ma la convergenza di interessi e la consapevolezza della sua esistenza sembrano consolidarsi. Uno dei modi più diretti ed interessanti per misurare il nuovo e il vecchio è visitare il sito ufficiale della redazione italiana della Voce della Russia, radio internazionale di questo grande e composito paese.
Tra retorica stantia, stile burocratico, relitti di un pesante passato, troviamo dichiarazioni sorprendenti, resoconti di incontri inaspettati ed inusuali. Ci sono i nuovi contatti con il governo di Israele, i momenti di collaborazione con la NATO, l'impegno per salvaguardare simboli religiosi - il crocifisso - un tempo combattuti. E poi l'irritazione per alcune operazioni americane in ex repubbliche sovietiche ma anche l'impegno per contrastare l'avventura nucleare iraniana.
Non è irrealistico pensare di poter allargare il dominio di libertà e diritti non contro bensì insieme alla Russia. Ma occorre grande cautela. Medvedev e Putin vanno attesi alla prova dei fatti. Si comprenda però che una Russia allo sbando che imploda sotto il peso dei propri ritardi e delle proprie difficoltà non è mai stata e non è nell'interesse dell'Occidente.


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