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Informazioni personali

Laureato in giurisprudenza, cattolico e liberale, contro l'intolleranza, l'irrazionalismo, la sofferenza umana.

giovedì 22 aprile 2010

Bertrand Russell testimone della grande storia. Pratica e teoria del bolscevismo.



Bertrand Russell è stato uno dei più importanti ed influenti intellettuali del Novecento. Nato nel 1872 e quindi formatosi in epoca vittoriana, ebbe una vita lunghissima. Morì nel 1970. Suo nonno paterno era lord John Russell, eminente politico britannico, primo ministro e grande esperto di relazioni internazionali.
Il pensiero di Russell fu caratterizzato dall'incontro tra il tradizionale empirismo del suo paese e la logica. Ebbe profonda influenza sulla filosofia novecentesca, in particolare sul positivismo logico e sulla filosofia analitica.
Significativa la sua adesione ad una concezione oggettiva e realistica della verità come corrispondenza ai fatti. Questa posizione soprattutto, ma anche la grande chiarezza della sua scrittura, suscitarono l'ammirazione di Karl Popper.
Visse della sua attività di scrittore, conseguendo il premio Nobel per la letteratura. Scrisse quindi molto per un vasto pubblico, pubblicando opere dirette alla divulgazione e all'esposizione delle proprie personali preferenze morali, politiche e religiose. Questo taglio particolare ne ha consentita l'ampia utilizzazione nelle battaglie culturali oggi in atto, realizzata anche con numerose nuove edizioni.
Non sono state invece ristampate alcune opere notevolissime, capaci di sollevare il velo che copre un passato a dir poco imbarazzante e di mostrare la vera origine di una eredità ideale e concettuale ancora diffusa. L'ultima edizione italiana della sua Autobiografia in tre volumi e di Pratica e teoria del bolscevismo risale all'inizio degli anni Settanta. Quest'ultima opera in particolare costituisce la fondamentale testimonianza di avvenimenti e personaggi storici che hanno davvero segnato profondamente il secolo scorso.
Bertrand Russell visitò la Russia sovietica alla fine della primavera del 1920, circa due anni e mezzo dopo la Rivoluzione d'Ottobre, quando Lenin, nel pieno delle sue facoltà, era saldamente a capo del nuovo regime comunista. Pratica e teoria del bolscevismo è il resoconto di questo viaggio. La grande intelligenza di Russell comprende con chiarezza la natura totalitaria e poliziesca del regime. Il filosofo inglese, pur prevenuto a favore dell'esperimento comunista, ne coglie e denuncia aspetti a lungo poi taciuti dai politici italiani che quella spaventosa realtà ben conobbero.
Russell, tra l'altro, riuscì ad ottenere una lunga intervista con lo stesso LeninL'incontro del grande intellettuale con il grande rivoluzionario è raccontato nella parte prima, capitolo terzo, del libro. Si tratta di pagine assolutamente da non perdere. Pratica e teoria del bolscevismo è ormai introvabile nella sua vecchia edizione italiana di quaranta anni fa, ma si può scaricare integralmente e gratuitamente  e leggere direttamente in inglese. La proverbiale chiarezza di Russell la rende comprensibile anche a chi non ha una conoscenza profonda della lingua. 


venerdì 16 aprile 2010

L'atomica iraniana e l'eredità di Bush.

Obama ha ancora una volta conseguito un successo soltanto propagandistico. Tutti i governi non vogliono che armi atomiche cadano nella disponibiltà di terroristi e già ora fanno quello che possono per controllare i loro arsenali ed evitare la perdita di materiale pericoloso.
Ma lo scottante problema dell'atomica iraniana resta ben lontano da una soluzione accettabile per le grandi democrazie e soprattutto per Israele.
Le sanzioni internazionali sono poco efficaci e spesso controproducenti. Paradossalmente quanto più sono incisive tanto più sono controproducenti.
Le più incisive ipotizzabili, quelle dirette contro le esportazioni e la finanza iraniane, oltre a ledere interessi degli stessi paesi occidentali, ferirebbero i sentimenti nazionalisti della popolazione, indebolendo l'opposizione al regime islamico.
Piuttosto Obama dovrebbe puntare sul nuovo Iraq. Un paese a maggioranza scita che l'ostinazione di Bush ha dotato di un regime meno chiuso dell'iraniano verso l'Occidente, i suoi miti, le sue libertà e le sue possibilità.
I giovani iraniani e i ceti più attratti dai modelli occidentali potrebbero vedere da vicino il futuro sperato per il loro paese. Ciò favorirebbe un cambio di regime capace di consegnare la potenza iraniana a governanti più responsabili.
Obama, in campagna elettorale, ha promesso di porre di nuovo a rischio una vittoria ottenuta con tanti sacrifici, quella irachena, per gettare maggiori risorse in una guerra che non si può vincere, quella afghana.
Il presidente degli Stati Uniti sfrutti le sue innegabili risorse retoriche per fare il contrario di quello che ha promesso. Proprio il sofferto successo strategico di Bush rappresenta infatti per il suo paese la meno sfavorevole carta da giocare nella partita iraniana.

venerdì 9 aprile 2010

Se il semipresidenzialismo alla francese diventa il presidenzialismo italiano.

Oggi a Parigi il presidente Berlusconi ha meglio definito, su punti fondamentali, la proposta di riforma secondo il modello semipresidenzialista.
Berlusconi pensa ad una elezione contemporanea del presidente della repubblica e del parlamento, con un solo turno elettorale e con pari durata di presidenza e legislatura.
In questo modo, di solito, il neoeletto presidente avrebbe a disposizione una "sua" maggioranza parlamentare, con una drastica riduzione del rischio di "coabitazione" con un primo ministro di diverso orientamento politico.
Se poi si attribuissero al presidente così eletto la facoltà di sciogliere in ogni momento il parlamento per indire nuove elezioni parlamentari-presidenziali, nonchè poteri di indirizzo politico almeno analoghi a quelli oggi riconosciuti al presidente francese, si avrebbe in realtà una forma di governo molto vicina al presidenzialismo vero e proprio.
Sul Corriere della Sera il professor Sartori raccomanda di scegliere tra i modelli adottati altrove senza apportare modifiche significative. Ma perché?
In realtà ogni paese ha esigenze peculiari. Non solo può ma deve cercare una propria via per soddisfarle.
Ben venga dunque un presidenzialismo italiano, che consenta all'elettorato di scegliere direttamente a chi affidare l'indirizzo politico del paese senza introdurre rigidità insostenibili.

domenica 28 marzo 2010

La Legge di Hume.

Nel nostro tempo la discussione dei problemi morali non può mai prescindere dalla questione della validità e della portata della cosiddetta legge di Hume. Ma cosa dice questa importantissima "legge di Hume"? Quale è la sua storia? David Hume era un filosofo scozzese, morto nel 1776. La sua è l'età dell'Illuminismo. All'interno di quel vasto e composito movimento si distinse per il suo atteggiamento critico, scettico, sperimentale nell'esaminare le possibilità della ragione, il modo in cui questa opera, i suoi stessi ruolo e collocazione nell'ambito della mente e del comportamento umani. Nel libro terzo del suo Trattato sulla natura umana osservò che :

"In ogni sistema di morale con cui ho avuto finora a che fare...all'improvviso mi sorprendo a scoprire che, invece di trovare delle proposizioni rette come di consueto dai verbi è e non è, non incontro che proposizioni connesse con dovrebbe e non dovrebbe.
Questo mutamento è impercettibile, ma è della massima importanza. Poiché questi dovrebbe e non dovrebbe esprimono una relazione o affermazione nuova, è necessario che...si adduca una ragione di ciò che sembra del tutto inconcepibile, cioè del modo in cui questa nuova relazione può essere dedotta dalle altre, che sono totalmente diverse da essa".

Si tratta di un rilievo poco più che incidentale. Ma tanto è bastato a mettere una "pulce nell'orecchio" dei suoi lettori più avveduti, che ne hanno tratto una legge, con il suo nome, enunciata nel modo seguente: "è logicamente impossibile passare dall'essere al dover essere, dedurre prescrizioni da descrizioni, valori da fatti". La validità di questa regola produce conseguenze rilevanti. Diventano logicamente insostenibili diritti naturali e morale naturale. La scienza non può produrre etica. Dalla descrizione della natura, anche nel rispetto dei canoni della scienza, non possiamo ricavare direttamente prescrizioni morali né diritti e doveri, che delle regole di condotta rappresentano spesso l'espressione sintetica. Applicando correttamente il principio enunciato nella legge di Hume il paleontologo Stephen J. Gould scrisse:

"La scienza però non può mai decidere la moralità della morale. Supponiamo di scoprire che un milione di anni fa, nelle savane africane, l'aggressività, la xenofobia, l'infanticidio selettivo e la sottomissione delle donne offrisse dei vantaggi darwiniani ai nostri progenitori cacciatori-raccoglitori. Una tal conclusione non sancirebbe – nel presente come nel passato – il valore morale di questi comportamenti, né di qualsiasi altro".


La regola logica che porta il nome del grande filosofo scozzese rende la vita difficile non solo al giusnaturalismo liberale, che contraddistingue l'opera di Locke e, in larga misura, dei costituzionalisti settecenteschi, ma anche al giusnaturalismo cattolico, che vanta una solida tradizione. Giusnaturalismo cattolico che però non è inevitabile. I cristiani possono farne a meno valorizzando meglio la morale rivelata e riconoscendo il ruolo che le è proprio.



Del resto gli uomini, in termini morali, alla natura hanno fatto dire tutto ed il contrario di tutto.
Per esempio, in questo brano musicale di Rameau, compositore del Settecento francese, si percepisce l'eco della morale naturale della sua epoca. I contenuti della morale naturale che i pensatori cattolici hanno delineato sembrano piuttosto diversi...





         
In questo modo la legge di Hume diventa il fondamento della libertà di coscienza. Un motivo determinante per conoscerla, comprenderla ed applicarla.



sabato 20 marzo 2010

Elezione diretta del presidente della repubblica. Facciamo un po' di chiarezza.

I costituzionalisti distinguono le forme di governo guardando alle modalità di attribuzione ed esercizio della funzione di indirizzo politico.
Chi governa insomma? Il presidente della repubblica? I ministri guidati da un capo del governo distinto dal presidente della repubblica? Ed il parlamento? Il governo è politicamente responsabile verso il parlamento, cioè può essere da questo sfiduciato e mandato a casa? Chi ha l'effettivo potere di sciogliere il parlamento e di indire nuove elezioni?
Ebbene, l'elezione diretta del presidente della repubblica, se confrontiamo le costituzioni delle principali democrazie libere, non rappresenta un criterio sufficiente per individuare la forma di governo, nel senso sopra precisato.
Qualche esempio.
In Brasile il presidente direttamente eletto dal popolo è anche il capo di un governo che non ha bisogno della fiducia del parlamento, e realmente governa il paese. Così negli Stati Uniti d'America, anche se formalmente l'elezione popolare del presidente non è diretta. In Austria il presidente della repubblica eletto dal popolo non ha reali poteri di governo, mentre il governo del cancelliere ha bisogno della fiducia del parlamento.
In Francia di tutto un po'. Il presidente della repubblica eletto a suffragio universale presiede il consiglio dei ministri ma non ne è la guida operativa. Ha però rilevanti prerogative proprie, soprattutto in materia di politica estera e di difesa. Il governo può essere sfiduciato dal parlamento. Quindi, se la maggioranza parlamentare non è dello stesso colore politico del presidente della repubblica, devono "coabitare" un capo dello stato ed un capo del governo, entrambi dotati di legittimazione popolare e titolari di rilevanti poteri di indirizzo politico, espressi da partiti contrapposti. Due galli nello stesso pollaio.
L'Italia è un paese complicato e diviso. Ha bisogno di una struttura istituzionale semplice, snella ed efficiente. Ben venga dunque un presidente eletto direttamente dal popolo. Ma solo se è anche capo del governo. Di un governo che non abbia bisogno della fiducia del parlamento per operare. E solo se eletto contestualmente al parlamento stesso, in modo da rendere probabile una comune visione politica.
La contaminazione di soluzioni diverse non potrebbe che aggiungere scompiglio.
Troppo potere concentrato in un uomo solo? No! Un governo che governa e si assume le proprie responsabilità verso il paese.

domenica 14 marzo 2010

La diplomazia del gas. South Stream. Il gasdotto della concordia?

L'approvvigionamento di gas naturale costituisce per l'Unione europea una priorità strategica.
La consapevolezza di ciò ha spinto negli ultimi anni i vertici della UE ed i più importanti governi nazionali interessati a pianificare infrastrutture capaci, nel contempo, di garantire forniture adeguate e di evitare una troppo stretta dipendenza dalla Russia.
E' nato da queste preoccupazioni, condivise dall'amministrazione degli Stati Uniti, il progetto del gasdotto Nabucco, destinato a portare gas nel cuore dell'Europa senza la partecipazione della Federazione russa.
Dalla cooperazione energetica tra Russia ed Italia nasce invece il piano del gasdotto South Stream, che l'italiana ENI e la russa Gazprom intendono realizzare insieme per portare il gas russo nell'Unione europea.
Due progetti finora alternativi, anche e soprattutto sotto il profilo politico strategico. Ma ci sono ora novità che potrebbero rivelarsi importanti.
Qualche giorno fa l'amministratore delegato dell'ENI Paolo Scaroni ha avanzato la proposta di rendere complementari i due gasdotti, realizzando un tratto comune e consentendo alla Russia di esportare il suo gas attraverso entrambe le strutture.
Segreteria di stato USA e ministero degli esteri italiano hanno discusso in questi giorni il problema a Roma. E' emersa una nuova disponibilità americana a prendere in considerazione il cambio di rotta.
Un'apertura, quella della diplomazia USA, significativa anche rispetto all'orientamento strategico generale del governo degli Stati Uniti. Si moltiplicano infatti i segnali di un miglioramento dei rapporti tra questi e la Russia.
Con un ruolo di primo piano svolto dalla diplomazia italiana.

mercoledì 3 marzo 2010

Montesquieu, Cristianesimo, Islam. Le religioni secondo le loro conseguenze.



Nell'Italia confusa e superficiale di oggi il vecchio Montesquieu è stato evocato, di solito a sproposito, nel corso di furibonde battaglie politiche. Un arruolamento all'insegna dell'approssimazione e della falsificazione. La sua opera principale, lo Spirito delle leggi, è ricchissima di spunti teorici e di brillanti analisi che conservano una notevole importanza sotto il profilo teoretico. Ma è anche il documento delle opinioni di un grande intellettuale profondamente inserito nella società e nella cultura francese del suo tempo. Lo Spirito delle leggi fu stampato per la prima volta a Ginevra nell'autunno del 1748, ma Montesquieu, morto nel 1755, fece in tempo a collaborare anche all'Enciclopedia di Diderot, espressione più significativa del movimento dei "philosophes". Nel libro ventiquattresimo, capitoli quarto e terzo dello Spirito delle leggi troviamo le seguenti considerazioni sulla religione islamica e su quella cristiana:

"Per quanto riguarda il carattere della religione cristiana e quello della religione musulmana, si deve senz'altro abbracciare l'una e respingere l'altra: perchè per noi è molto più evidente che una religione debba addolcire i costumi degli uomini, di quanto non sia evidente che una religione è la vera.
E' una sciagura per la natura umana che la religione sia data da un conquistatore. La religione maomettana, la quale non parla che di spada, influisce ancora sugli uomini con quello spirito distruttore che l'ha fondata.

La religione cristiana è lontana dal dispotismo puro: infatti, essendo la mitezza tanto raccomandata nel Vangelo, essa si oppone alla collera dispotica con cui il principe si farebbe giustizia e metterebbe in pratica le sue crudeltà.

.....dobbiamo al cristianesimo, nel governo un certo diritto politico, e nella guerra un certo diritto delle genti, di cui l'umanità non potrebbe mai essere abbastanza riconoscente."

Dunque secondo Montesquieu, che giudica le religioni alla luce delle loro conseguenze, il Cristianesimo ha "addolcito i costumi" e rappresenta l'origine della limitazione del potere e della tutela dei diritti fondamentali dell'uomo. Una consapevolezza allora diffusa, poi sepolta sotto le macerie prodotte da conflitti politico-culturali ancora in corso.





giovedì 25 febbraio 2010

Crisi economica. Dal panico allo stallo.

L'apocalisse non c'è stata e molto probabilmente non ci sarà. Ma diventa sempre più netta la consapevolezza che Stati Uniti, Unione europea e Giappone non trovano ricette efficaci per recuperare rapidamente il terreno perduto.
C'è una parte del mondo che non ha mai smesso di crescere. Perchè? Il confronto avviene sempre più tra sistemi-paese. Questo mutamento di prospettiva quali nuovi problemi pone? Quali aspetti della cosiddetta globalizzazione contribuiscono a spiegare la crisi?
Temo che gli eventi e le analisi più coraggiose pongano in primo piano forme di stato e di governo, assetti sociali e tradizioni. La natura delle questioni spiega gli errori di tanti economisti e la sterilità di approcci politologici e sociologici ingenuamente costruttivisti. Gli assetti coinvolti sono infatti in larga misura complessi ordini spontanei, non il frutto predeterminato di misure intenzionali. E solo limitatamente e faticosamente sono modificabili dai governi.
Per le società e le economie delle democrazie occidentali si prepara una prolungata situazione di sostanziale stallo. Governanti ed intellettuali influenti potranno evitare il declino di questi grandi paesi se riusciranno a raggiungere una più ampia visione dei problemi e ad assumere atteggiamenti duramente pragmatici.

mercoledì 17 febbraio 2010

Cina e Russia. Strade che si separano?

Iran, Palestina, commercio internazionale, valute, ambiente, diritti umani. Mentre la Cina non si apre ad un dialogo realmente costruttivo, la Russia pare sempre più consapevole degli interessi comuni che la legano a Stati Uniti ed Europa. Pochi giorni fa la inconsueta visita in Russia del capo del governo israeliano Netanyahu. Poi la diffusione della notizia che la Russia ha sospeso a tempo indeterminato la consegna all'Iran di un sofisticato sistema terra-aria antimissile ed antiaereo. Precedute dalla non certo cristallina vittoria elettorale in Ucraina del partito filorusso, commentata in Occidente con tollerante distacco. E dalla dichiarazione del governo romeno che la Romania accetta sul suo territorio l'installazione di componenti del nuovo scudo antimissile realizzato dagli Stati Uniti, accompagnata da rimostranze russe in tono minore. Qualcosa sta cambiando tra Russia e Stati Uniti? Sembra di sì. E la diplomazia italiana non è estranea alla possibile svolta.

domenica 14 febbraio 2010

Il cuore del Cristianesimo.

Chi oggi ha partecipato, anche solo per caso, alla messa in una chiesa cattolica ha potuto sentire letture che conducono direttamente al cuore della fede cristiana. Parole dure come una pietra ed affilate come un rasoio.

San Paolo (1Corinzi 3-18):

"Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti.
Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli".

"Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede.....ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti".

Poi il vangelo di Luca (6, 20-26), con il passo delle cosiddette Beatitudini:

"Beati voi poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete,
perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti".


Il nucleo delle fede cristiana è rappresentato dalla fede in un evento storico: Gesù è veramente risorto. La verità dell' evento storico della Risurrezione si trasmette alle profezie ed agli insegnamenti di Gesù. Se non è vera quella non sono veri questi. Nel tribunale della coscienza dei credenti si valuta la credibilità delle testimonianze trasmesse dalla tradizione apostolica. Il Cristianesimo, in fondo, è tutto qui.

La liturgia cattolica di domenica 14 febbraio: una straordinaria occasione di riflessione per chi crede, di crescita culturale per chi non crede.

mercoledì 3 febbraio 2010

La globalizzazione dimezzata. Diritti, libertà e concorrenza nella strategia delle grandi potenze.

Alcuni elementi sembrano preludere ad un riorientamento strategico del governo degli Stati Uniti. Le recenti controversie con la Cina sui controlli e le censure imposti ad Internet, sull'incontro tra Obama ed il Dalai Lama, sulla vendita di armi difensive americane a Taiwan e sulla sicurezza dei prodotti cinesi da importare in USA, sono ormai acquisite a Washington come l'abbozzo di un confronto inevitabile con il colosso cinese. Gli ultimi due decenni, prima della recente crisi, hanno visto una impetuosa globalizzazione dell'economia, con un rilevante aumento della libertà di commercio e di organizzazione dei fattori della produzione in ambito internazionale. Non si è invece compiuto un significativo avvicinamento delle forme di stato e di governo e degli assetti sociali. Sotto questo profilo i diversi sistemi-paese si affrontano nella competizione economica gravati da oneri, impacci e limiti ben differenti. In paesi come gli Stati Uniti sommi beni come lo stato di diritto, le libertà politica, sindacale e religiosa, il rispetto per le diverse culture e visioni del mondo, l'attenzione ai problemi ambientali si traducono in ulteriori costi per le imprese, in una maggiore lentezza dei processi decisionali pubblici, nel drastico declino dell'etica del lavoro e della responsabilità, nella labilità dei legami e della solidarietà familiare, nella insufficiente propensione al risparmio, in una insostenibile inclinazione al consumo. In Cina il regime autoritario consente un ben più pesante controllo dei consumi, degli investimenti e del tasso di risparmio privato, con una opinione pubblica per giunta memore di precedenti assai maggiori restrizioni e povertà. La miscela peculiare di autoritarismo e concorrenza nonchè di innovazione tecnologica e tradizione dà a questo sistema-paese immediati vantaggi competitivi nel confronto internazionale. La strategia americana oggi più che mai è segnata dall'interdipendenza delle sue parti. Un confronto con la Cina che non si estendesse al rispetto dei diritti e delle libertà individuali, all'applicazione dei principi democratici, alla tutela dell'ambiente e dei consumatori indebolirebbe in modo decisivo anche la posizione degli USA nella competizione economica. Si scorgono inoltre indizi di un mutamento di rotta dell'amministrazione Obama anche verso quelli che il suo predecessore chiamava regimi-canaglia, quello iraniano prima di tutti. Le dure parole pronunciate oggi in Israele da Berlusconi vanno con ogni probabilità lette alla luce del nuovo atteggiamento americano. Siamo dunque in presenza di un cambiamento che è in parte da considerare un ritorno al passato. Obama riprende temi ed impostazioni non più molto lontani da quelli che hanno caratterizzato l'operato di Bush. Ma il suo elettorato capirà? E quali saranno le conseguenze sulla tenuta finanziaria degli Stati Uniti?

mercoledì 27 gennaio 2010

La mascella del Duce sugli smartphone.

Su La Repubblica di oggi una notizia che non deve sorprendere: "Più del videogame di Avatar. Più del Grande Fratello. Persino più del simulatore di occhiali a raggi X. Il secondo programma più scaricato sugli iPhone italiani è un'applicazione che permette di leggere, vedere e ascoltare tutti i discorsi di Benito Mussolini". Si tratta di un'ulteriore conferma dell'ignoranza che contraddistingue la maggioranza dei giovani italiani, mal preparati da una scuola per cui lo stato spende già molto, forse più di paesi europei con un sistema scolastico efficiente. L'attenzione dei giovani verso il vecchio dittatore è non raramente manifestazione di semplice curiosità per una figura poco conosciuta. Ma più spesso pare il frutto della errata percezione del suo ruolo e, soprattutto, delle sue qualità personali. Sappiano i nostri giovani che Mussolini, a prescindere dal proprio ruolo nel ritardare l'affermazione in Italia di una democrazia libera, si distinse per la pochezza culturale e politica nonchè per la modesta intelligenza. Non comprese quasi mai davvero ciò che accadeva intorno a lui. Molti dei principali gerarchi fascisti, Grandi, Balbo, Bottai, lo stesso genero del Duce Ciano, erano più intelligenti, colti e coraggiosi di lui. Paradossalmente, con essi al timone il regime autoritario nel nostro paese sarebbe durato molto di più. Dunque i nostri giovani, nostalgici di ciò che non conoscono, anche dalla loro discutibile prospettiva farebbero bene ad avere una pessima opinione del Duce di un regime condotto al fallimento principalmente dal suo capo.

lunedì 18 gennaio 2010

Elezioni presidenziali cilene. Le due sinistre dell' America Latina.

In Cile ha vinto Pinera, uomo della destra liberale. Lo sconfitto Eduardo Frei era sostenuto dal centrosinistra, che espresse anche il presidente Michelle Bachelet, al termine del suo mandato.
Alternanza al governo del paese, dunque. Senza drammi, nel rispetto non solo formale della costituzione. La Bachelet, dopo aver ben governato, mostra al mondo la maturità politica raggiunta dal Cile e dalla sinistra cilena. Il paese sembra aver ben imparato la lezione della storia.
Vivo è ancora il ricordo di Allende e di Pinochet. Ma tutto è cambiato. Mentre Allende, alla testa di un governo di minoranza, tentò di instaurare in Cile uno stato socialista simile ai satelliti europei dell'Unione Sovietica, la sinistra cilena che ha governato nell'ultimo ventennio ha mostrato di essere sinceramente rispettosa delle libertà democratiche ed ha gestito brillantemente l'economia, conquistando la fiducia degli investitori di tutto il mondo. Così la destra, con Pinera, ha saputo allontanare da sé l'immagine del sanguinario regime di Pinochet.
Ben diversamente si sta comportando Hugo Chavez in Venezuela. Il suo regime scivola sempre più verso l'autocrazia, fornendo ai paesi vicini il modello di una sinistra autoritaria, populista ed insofferente alle istituzioni democratiche ed alle regole dello stato di diritto.
Si assiste dunque in America Latina alla formazione di due modelli nettamente diversi di sinistra. Una sinceramente fedele ai principi della democrazia libera, capace di assicurare al proprio paese un buon progresso economico e sociale nella libertà, ben rappresentata appunto dalla Bachelet e dal presidente brasiliano Lula. Un'altra, rappresentata da Chavez e dai suoi allievi, che sopravvive economicamente grazie allo sfruttamento delle risorse minerarie, quando ci sono, e politicamente mediante l'emarginazione ed il soffocamento delle opposizioni.
Un ulteriore importante dato che deve far riflettere è il seguente. In Italia come nelle altre grandi democrazie occidentali, la simpatia per statisti come Lula e Bachelet all'interno dell'opinione pubblica di sinistra, invece di aumentare con la prova della loro buona amministrazione, diminuisce. Mentre, non sempre apertamente confessata, cresce l'approvazione per Chavez.
Si tratta di un fenomeno davvero significativo. La sinistra profonda occidentale - quella italiana in particolare - mostra così di essere ancora prigioniera del proprio passato, delle proprie illusioni, di un apparato concettuale fuorviante ed inadeguato.
L'attuale crisi economica sarà superata. Nessun sperato crollo si realizzerà. Una parte fondamentale dell'opinione pubblica democratica rimarrà ancora legata ad una visione del mondo che la rende incapace di partecipare efficacemente alla soluzione dei problemi che ci assillano.

sabato 9 gennaio 2010

L' uomo contemporaneo? Distratto.

Alexis de TOCQUEVILLE, La Democrazia in America, ed. 1982, pag. 641

"Nelle democrazie gli uomini non stanno mai fermi, mille occasioni li fanno continuamente cambiar di posto; regna nella loro vita quasi sempre qualcosa di imprevisto e, per così dire, di improvvisato. Così, essi sono spesso costretti a fare ciò che conoscono male, a parlare di ciò che non comprendono e dedicarsi a lavori cui non sono preparati affatto"

"Quando l'abitante dei paesi democratici non è spinto dai bisogni, lo è almeno dai desideri, poichè fra tutti i beni che lo circondano non ne vede alcuno che sia interamente fuori della sua portata. Egli fa dunque tutto in fretta, si contenta sempre dell'approssimazione e si ferma sempre solo un momento per considerare ogni suo atto"

"La sua curiosità è a un tempo insaziabile e soddisfatta con poco, poichè preferisce imparare presto piuttosto che imparare bene.
Non ha tempo e perde presto il gusto di approfondire"

"L'abitudine alla disattenzione deve essere considerata come il grande difetto dello spirito democratico"

La fallibilità e la provvisorietà contraddistinguono inevitabilmente la condizione umana in ogni tempo ed in ogni luogo. Ma il comportamento degli uomini, tradizioni e culture, il caso ne possono modificare la grandezza e le conseguenze.
Le società occidentali contemporanee, aperte, segnate dalla competizione, inclini all'anomia e attratte da ciò che è nuovo o appare tale, vedono la piena realizzazione della descrizione o, meglio, dell'anticipazione formulata da Tocqueville più di centocinquanta anni fa. Sperare sempre ed altrettanto sempre e rapidamente tentare, cambiare, correggere, abbandonare conduce ad una proliferazione mai vista di novità tecnologiche e scientifiche, mentre costumi, mode e visioni del mondo si modificano velocemente.
C'è molto di positivo in tutto questo, ma non vanno sottovalutati gli aspetti negativi. Lo scadimento qualitativo danneggia professioni chiave, come quella medica. L'osservanza spontanea delle regole diminuisce a volte fino ad un punto di non ritorno. L'abbandono di tradizioni consolidate travolge famiglia e scuola, colpisce i giovani nel delicato momento della formazione, carica le istituzioni assistenziali pubbliche di un peso insopportabile. La disattenzione dell'uomo contemporaneo lo allontana anche dai propri doveri. La fruizione dei beni culturali ed i consumi culturali in genere acquistano tratti di superficialità ed approssimazione a dir poco sorprendenti.
Ma è qui, nel mondo dei blog e delle reti sociali, che la tendenza appare evidentissima. Chiacchiere, leggende metropolitane, bufale a catena si diffondono a macchia d'olio e prendono il posto di una discussione genuinamente critica.
Una vita buona bisogna meritarsela ogni giorno. Fatica ed attenzione non possono non farne parte.




sabato 2 gennaio 2010

La prigione di Obama.

Un presidente degli Stati Uniti forte, certo dell'appoggio dei propri elettori, quando deve distruggere le basi dei terroristi, mettendoli in condizioni di non nuocere, prima colpisce poi spiega il suo operato. Obama fa invece esattamente il contrario. Gli annunci sono quotidiani, ma ad essi non corrispondono i fatti. Perchè?
Per rispondere bisogna allargare l'analisi, prendendo in considerazione non solo il composito consenso che ha portato Obama alla presidenza, ma anche la cultura "liberal" che caratterizza lo zoccolo duro dei democratici. Obama è stato eletto non solo dai tradizionali elettori democratici, ma anche da repubblicani, spinti dalla crisi a scelte radicali. Ora l'appoggio di questi repubblicani, e di qualche democratico, sta venendo meno. Ed è inevitabile, adesso che i sogni devono fare i conti con la realtà. Rimane ad Obama il consenso, sia pure critico, del cuore "liberal" del partito democratico.
Questi sostenitori hanno creduto alle promesse di una svolta radicale sui problemi economico-sociali e di una politica estera segnata dalla stretta collaborazione con gli alleati e dal dialogo con gli avversari. Mentre le riforme economico-sociali avanzano faticosamente, i problemi di sicurezza degli Stati Uniti si aggravano e per le situazioni di crisi fuori dal territorio americano non emergono soluzioni credibili.
Il più grande dei problemi di Obama e del suo paese è rappresentato proprio dalla visione del mondo diffusa tra i suoi più convinti sostenitori. Si tratta di idee ormai slegate dalla cultura liberale classica e dalla morale tradizionale, nonchè lontane dalla sintesi di ideali e solido realismo che caratterizzò i migliori presidenti democratici, Kennedy e Truman.
Dunque Obama deve nello stesso tempo attuare difficili decisioni e modificare convinzioni diffuse troppo distanti dalla realtà e dai bisogni del paese, che limitano fortemente l'azione del suo governo. Egli è uomo capace e pragmatico. Farà del suo meglio. Ma i problemi non possano aspettare a lungo.

sabato 26 dicembre 2009

Albert Einstein e gli obiettori in miniera. Come riflettere sui valori in un mondo di fatti.

Non c'è uomo che possa fare a meno di regole di condotta, cioè di principi morali. Ognuno di noi, spesso inconsapevolmente ed acriticamente, li adotta per la propria vita. Ma, pur lasciando impregiudicata la grande domanda, se si possa cioè dare un fondamento assoluto ai principi morali e considerarli così oggettivamente validi per tutti, è assai importante indagare sulla possibilità di discutere comunque razionalmente di tali principi, soprattutto riguardo al loro difficile rapporto con il mondo dei fatti.
E' possibile applicare la ragione alle questioni morali? E come? Occorre considerare attentamente la compatibilità e la coesistenza di determinati principi con altri, a noi almeno altrettanto cari, soppesando bene le conseguenze di fatto della loro applicazione. Qualche dubbio in più dovrebbe giovare a tutti. 
Recentemente Obama, nel discorso pronunciato alla consegna del premio Nobel per la pace, ha correttamente seguito questa via, delineando un pacifismo rispettoso di altri valori, quali giustizia, libertà e diritti umani. Col risultato di rivalutare e riaffermare il concetto di guerra giusta, di guerra per la pace, ben noto alla morale cattolica. Ed ha fatto ciò, come dire, prendendo il toro per le corna, cioè andando direttamente a disegnare i principi in questione. 
Altri famosi pacifisti, di fronte alla pressione degli eventi, hanno seguito vie più indirette.
Interessante in questo senso la seguente lettera del grande fisico Albert Einstein al re Alberto del Belgio, a cui era legato da amicizia sincera. Siamo nel 1933. Hitler ha ormai consolidato il suo potere e Einstein percepisce il pericolo in tutta la sua gravità. Altrettanto bene vede quanto la diffusione di un certo pacifismo inconsapevole possa diminuire la capacità di resistenza del mondo libero. Ma, trattando il delicato tema dell'obiezione di coscienza al servizio militare, non va proprio diritto al cuore del problema, limitandosi a suggerire, per gli obiettori, l'alternativa di un altro servizio più duro e pericoloso.

"14 luglio 1933. Maestà, il problema degli obiettori di coscienza mi assilla...
nella situazione attuale, creata dalle attività tedesche, l'esercito belga costituisce unicamente uno strumento di difesa e per nulla un mezzo d'aggressione. Esso è dunque indispensabile alla sicurezza del Belgio.
Per quel che riguarda gli obiettori di coscienza ritengo non si dovrebbe considerarli come criminali, se spinti sinceramente da una forza di persuasione morale o religiosa. Né si dovrebbe lasciare che siano altri uomini a giudicare se al fondo del rifiuto vi sia persuasione profonda o motivi di minor pregio.
Reputo vi sia un mezzo più nobile, e a un tempo più appropriato, per mettere alla prova gli obiettori e utilizzarli. Si dovrebbe dare a ciascuno di loro la facoltà di sostituire il servizio militare con altro servizio più duro e pericoloso. Se veramente mosso da persuasione seria, l'obiettore accetterà tale strada.
Come servizio sostitutivo penso a certi tipi di lavori di miniera, a mansioni di fuochista su battelli, di infermieri presso malati contagiosi o nei manicomi, e altri impieghi del genere. Colui che affrontasse tali servizi volontariamente e senza lamentarsi sarebbe degno di rispetto.
Se il Belgio potesse emanare una tale legge, o anche soltanto creare un'abitudine (usus), sarebbe un passo notevole verso la vera umanizzazione.
Con alta stima ed affetto.

Albert Einstein"

Il testo della lettera è tratto dalle memorie di Maria Josè di Savoia, ultima regina d'Italia, figlia di Alberto del Belgio.
Maria Josè di SAVOIA, Giovinezza di una regina, 1993, pag. 331

lunedì 14 dicembre 2009

Fantasie costituzionaliste. L'anomalia tutta italiana del contropotere giudiziario.


"Il primato della rappresentanza popolare è dimostrato sia dall'assenza di una corte costituzionale che possa esercitare il controllo della costituzionalità delle leggi sia dal fatto che il potere esecutivo deve ottenere la fiducia dal Parlamento"

Chi è l'autore di questo volgare attacco al costituzionalismo liberale ed al Sacro principio della Separazione dei Poteri? Potete leggere queste righe sul sito dell'Ambasciata di Olanda in Italia. Si tratta della pura e semplice descrizione di ciò che accade oggi in Olanda, cioè in una delle più antiche e solide democrazie liberali del mondo. Per garantire la preminenza della rappresentanza popolare questo paese non si è dotato di una corte costituzionale. Ma la stessa cosa avviene in Inghilterra. Anche lì niente corte costituzionale. Mentre nelle grandi democrazie che hanno corti supreme con poteri di controllo della costituzionalità delle leggi la nomina dei loro membri è riservata al parlamento oppure, insieme, a parlamento e governo eletto dal popolo.
I magistrati giudicanti sono sempre distinti dalla pubblica accusa. Il loro autogoverno è sempre congegnato in modo da evitare la formazione di un corpo separato e di un contropotere sottratto al controllo della rappresentanza popolare. Non raramente questo autogoverno semplicemente non esiste ed il governo interviene direttamente nella nomina dei giudici e nell'organizzazione giudiziaria.
Ma allora Montesquieu, la Sacra Separazione dei Poteri? Il vecchio Montesquieu, nel suo Spirito delle leggi, chiedeva che il potere giudiziario fosse affidato a tribunali non permanenti, formati da non professionisti tratti dal popolo. Questi giudici popolari temporanei, secondo il filosofo francese, dovrebbero essere soltanto "la bocca della legge", costituendo così un potere "invisibile e nullo". Bisogna infatti evitare, afferma Montesquieu, che il giudice sia anche legislatore, perchè in questo caso il potere sulla vita e la libertà dei cittadini sarebbe arbitrario.
In realtà, negli altri paesi occidentali, vediamo di solito non una rigida separazione dei poteri ma una chiara tendenza al loro coordinamento, con prevalenza della rappresentanza popolare. Vale la pena di dare un'occhiata coi nostri occhi. Andiamo a leggere le costituzioni delle altre democrazie. Leggiamo Montesquieu ed i grandi teorici della democrazia liberale. Di certe sacre caste non troveremo traccia.
Di seguito i link che portano al testo delle costituzioni vigenti di grandi democrazie liberali contemporanee.

giovedì 10 dicembre 2009

Giovanni Falcone. Una vita per la giustizia.

Mentre lo scontro istituzionale divampa ricordiamo Giovanni Falcone, modello troppo poco imitato. 
Falcone nacque a Palermo nel 1939, dove si laureò in giurisprudenza nel 1961. Entrò in Magistratura nel 1964. Con Paolo Borsellino lavorò a Palermo nell'Ufficio istruzione, sotto la direzione di Rocco Chinnici, poi ucciso dalla mafia. Qui approfondì la propria esperienza nelle indagini patrimoniali e bancarie. Successivamente fece parte del pool di magistrati antimafia creato da Antonino Caponnetto. Nel pool Falcone si distinse anche per l'efficace e rigorosa gestione dei pentiti.
L'opposizione di una parte influente della Magistratura, in particolare di magistrati di area comunista, gli impedì di guidare la lotta alla mafia come magistrato. Nel 1991 accolse quindi l'invito del ministro della giustizia Claudio Martelli, esponente del partito socialista eletto in Parlamento come capolista a Palermo nel 1987, a dirigere la sezione Affari penali del ministero.
Aspre critiche gli furono mosse per la sua collaborazione con il governo.


Attaccato da magistrati e politici, tra i quali Leoluca Orlando, restò sempre più isolato. Anche per questo isolamento la mafia lo uccise nell'attentato di Capaci del 1992.
Medaglia d'oro al valor civile. Per la sua opera è compianto e stimato negli Stati Uniti.



domenica 29 novembre 2009

La musica secondo Paul McCartney. Edificare l'arte.


Nel Panorama della settimana scorsa, numero 48, c'è una lunga intervista a Paul McCartney, l'ex Beatles che tanto ha influenzato la musica pop dell'ultimo mezzo secolo. Molte le affermazioni interessanti del musicista britannico, in particolare le seguenti:

"Oggi escono dischi che sembrano registrati in un'acciaieria. Solo rumore, tanto ritmo e zero melodie. Questo, molto più del download illegale, ha innescato la crisi del mercato discografico. Ma perché dovrei pagare per portarmi a casa un cd di rumori? Allora, preferisco il suono del mio trapano"

e poi, soprattutto

"Non voglio sembrare presuntuoso, ma il nostro lavoro sui pezzi era straordinario.
C'era la massima cura dei dettagli, l'ossessione maniacale per avere ritornelli memorabili, la voglia di sperimentare e di rifare un coro anche 30 volte finché non aveva raggiunto l'amalgama perfetto tra le voci. Se curi tutto questo con la determinazione di un artigiano, ottieni la canzone perfetta. Noi quattro abbiamo avuto il massimo rispetto per la musica. Abbiamo trattato le nostre canzoni con la cura e l'attenzione dei grandi architetti classici. Nessun edificio moderno può reggere la competizione con le grandi opere del passato.
Perché dietro le grandi opere c'è sempre un grande lavoro. Dietro molta della musica di oggi non c'è invece alcun lavoro. E si sente."

Le parole di McCartney manifestano una visione antiromantica ed oggettiva della musica. Che corrisponde largamente alla concezione antiromantica ed antiespressionista della musica e dell'arte oggettive formulata da Karl Popper nella sua Autobiografia intellettualeLa ricerca non ha fine(edizione 1978 -pag. 63 e segg.)

Scrive il grande filosofo austriaco:

"Dovrei forse cominciare con una critica di una teoria dell'arte largamente diffusa: la teoria secondo la quale l'arte è auto-espressione, ovvero l'espressione della personalità dell'artista, o forse l'espressione delle sue emozioni.....La mia critica principale di questa teoria è semplice: la teoria espressionista dell'arte è vuota. Infatti tutto ciò che un uomo, o un animale, può fare è (fra l'altro) espressione di uno stato interno, di emozioni, o di una personalità. Ciò è banalmente vero per tutti i generi di linguaggi umani ed animali"

poi ancora

"Da quanto ho detto si può vedere quale era la differenza tra Bach e Beethoven che tanto mi impressionò: Bach nella sua opera dimentica se stesso, è un servitore della sua opera. Naturalmente non manca di imprimere nell'opera la sua personalità; ciò è inevitabile.
Ma non è, come è invece Beethoven, in certi momenti, consapevole di esprimere se stesso e perfino i propri umori. Era per questa ragione che dicevo che i due musicisti rappresentavano due atteggiamenti opposti nei confronti della musica."

"Dettando agli allievi le istruzioni sul modo di suonare il continuo, Bach disse: "Si dovrebbe produrre un'armonia eufonica per la gloria di Dio e per il possibile diletto della mente; e come tutta la musica, il suo finis e la sua causa finale non dovrebbe giammai essere altra cosa che la gloria di Dio e la ricreazione della mente. Se non si bada a questo, in realtà non c'è musica, ma solo grida e strepito".


Dio a parte, la consonanza con l'ex Beatles pare davvero significativa.
La musica dell'Età barocca e dell'Illuminismo rappresenta un modello di arte oggettiva, costruita per divertire, commuovere e far pensare. Un'arte che, una volta prodotta, si stacca dal suo autore e vive di vita propria.

Ecco alcuni brevi video musicali, che propongono in modo originale la grande musica di quell'epoca straordinaria. Bach, Handel, Vivaldi e Corelli.








                                                                               



                                                                             



                                                                              

mercoledì 18 novembre 2009

La democrazia possibile? Quella delle urne elettorali!



Nelle democrazie contemporanee è endemica la tendenza a delegittimare la democrazia rappresentativa fondata sul suffragio universale. Si tratta di quella democrazia che trae la propria giustificazione da questo principio: non tutti possono governare ma tutti possono giudicare chi governa. Chi tenta di delegittimarla di solito sostiene che solo una parte degli elettori è sufficientemente informata, libera da condizionamenti ed onesta quanto a valori di riferimento e propositi da essere in grado di compiere scelte consapevoli ed adeguate. E che compito della democrazia è consentire l'elezione dei governi migliori. Mentre non raramente rifiuta il principio stesso della rappresentanza.
Conseguentemente tende ad adottare strumenti di formazione e manifestazione della volontà che sostituiscano i tradizionali percorsi elettorali istituzionalizzati. E' la "democrazia" dei blog, dei forum, dei comitati, delle manifestazioni di piazza, della cosiddetta Società civile che si mobilita, vuole contare e decidere direttamente. Si tratta però di una pericolosa illusione, del modo non per salvare, ma per uccidere la democrazia possibile. E' infatti del tutto irragionevole ed infondata l'opinione secondo la quale chi ha determinati orientamenti politici e culturali manifesta un giudizio libero ed informato ed una buona moralità, mentre le altre visioni e decisioni sono dettate da condizionamenti, ignoranza e disonestà. Esiste invece una pluralità di preferenze, conoscenze, punti di vista ed interessi tutti egualmente legittimi e degni di considerazione.
Il compito della democrazia poi non è tanto quello di rendere possibile la scelta dei governi migliori, bensì quello di consentire la sostituzione dei governi cattivi senza ricorrere alla violenza, grazie a percorsi predeterminati ed istituzionali. Le capacità e le qualità di un governante, così come la bontà di un indirizzo politico, possono infatti essere conosciute e giudicate solo dopo che l'attività di governo è stata posta in essere.
Quanto alla validità del principio stesso di rappresentanza, va detto che il governo di una grande società aperta deve ispirarsi ad una visione generale e mantenere una creativa, efficace continuità d'azione. Deve fronteggiare l'emergenza, dare risposte pronte ad esigenze improvvise.
Dunque solo pochi possono governare. Anche se tutti devono poter valutare l'operato di chi governa. Una grande democrazia libera o è rappresentativa o non è. L'insieme di tante decisioni particolari e contingenti, pur se prese dai diretti interessati, non può prendere il posto della grande politica.

Chi considera questi temi non può non riflettere sugli eventi che hanno insanguinato il Novecento, secolo segnato dall'irrompere delle masse nella vita politica. Particolarmente significative le vicende che portarono alla formazione dell'Unione Sovietica. Purtroppo non tutti sanno che l'Impero zarista russo cadde nel febbraio 1917 per iniziativa di gruppi prevalentemente di orientamento socialista e liberale. Quindi non per effetto della Rivoluzione bolscevica capeggiata da Lenin, scoppiata solo otto mesi dopo, in ottobre. Alla fine del febbraio 1917 iniziò il primo e solo vero tentativo di costruire la democrazia in Russia. 
Una serie di governi di coalizione liberalsocialisti, il cui esponente più influente fu Aleksandr Kerenskij, abolì la censura e garantì le condizioni per una competizione democratica tra i partiti. Il colpo di stato dei bolscevichi nell'ottobre 1917 pose fine a questo straordinario esperimento democratico. L'Assemblea costituente democraticamente eletta, dove i bolscevichi erano in minoranza, definita da Lenin un'inutile fabbrica di chiacchiere, fu convocata e subito sciolta dai capi bolscevichi nel gennaio del 1918. Il futuro impero totalitario sovietico prese le mosse da qui, grazie al ritorno in Russia dall'esilio di Lenin, avvenuto con la collaborazione dei tedeschi, ma anche all'egemonia nei Soviet di Pietrogrado conseguita dai bolscevichi. I tradizionali percorsi democratico-elettorali, propri della democrazia liberale, capaci di esprimere la volontà del popolo russo, furono prima affiancati poi sostituiti dai consigli dei Soviet. 
Il progetto di far prevalere la volontà dei "migliori" conduce sempre alla perdita dei diritti e delle libertà democratiche.


Sulla democrazia contemporanea fondamentale è

Karl POPPER, La Società aperta e i suoi nemici

Invece la miglior storia dell'Unione Sovietica resta, a mio parere,

M. HELLER - A. NEKRIC, Storia dell'URSS dal 1917 a Eltsin

domenica 8 novembre 2009

Quando non si può giustificare. Il caso Sacharov.


Andrej Sacharov

Sono passati venti anni dalla caduta del Muro di Berlino. Assistiamo a celebrazioni retoriche e vuote, ma i giovani non sanno ciò che conta davvero e i meno giovani non lo dicono.  Quel Muro fu imposto dall'Unione Sovietica, un grande impero totalitario fondato sull'ideologia comunista. Quell'impero dominava direttamente mezza Europa ed esercitava una forte influenza sull'altra metà, attraverso gli intellettuali e i partiti che dai sovietici ricevevano direttive e finanziamenti.
Oggi alcuni degli intellettuali e dei politici allora legati più o meno apertamente all'Unione Sovietica, che ancora esercitano una notevole influenza, qualche volta pure titolari di altissime cariche pubbliche, si uniscono al coro della rievocazione di quell'avvenimento cruciale.
Queste conversioni come devono essere giudicate? Andrej Sacharov è stato un protagonista di quegli anni. Cittadino sovietico e fisico di altissimo livello, dopo la morte di Stalin e mentre Kruscev era al vertice dell'Unione Sovietica fu il padre di una generazione di armi nucleari sovietiche dalla potenza apocalittica, di gran lunga superiore a quella delle corrispondenti armi americane. Successivamente divenne il più lucido ed attivo dissidente sovietico, fino a meritare nel 1975 il Nobel per la pace.
Karl Popper inizialmente ne elogiò la condotta ed il coraggio come dissidente. Poi, una volta lette le memorie dello stesso Sacharov e di Kruscev, dopo aver saputo del suo ruolo fondamentale nella costruzione della potenza militare sovietica, lo condannò duramente. Riporto di seguito le parole di Popper, perchè offrono la possibilità di impostare una riflessione molto ampia. Scrive Popper:

"...un uomo come Sacharov, dotato di grande intelligenza,...sarebbe stato in condizione di vedere già allora come il sistema politico sovietico facesse di quel paese un luogo terribile....
Ma a quarant'anni non si può dire di un uomo che è troppo giovane per giudicare.
E' perfettamente vero che poi cambiò idea. Ma se un uomo a quarant'anni ti uccide e pochi anni dopo va in giro a dire che gli dispiace e che non avrebbe dovuto farlo, per questo non è più un assassino?
Io mantengo....un'opinione altamente positiva per l'ultima parte della vita di Sacharov, ma devo correggere, e me ne dispiace, il giudizio complessivo su di lui.
E devo dire che cominciò come un criminale di guerra e che non può essere giustificato in virtù di ciò che fece dopo".

Karl POPPER, La lezione di questo secolo, pagg. 23, 24 e 25, ed. 1992

lunedì 2 novembre 2009

Le lapidi sbiadite che parlano al cuore ed alla mente.


In questi giorni, secondo tradizione, ho visitato i cimiteri dove sono sepolti i miei familiari. Provo sempre dolente stupore quando il mio sguardo cade sulle tante vecchie lapidi, poste settanta, ottanta, cento e più anni fa, che ricordano e onorano bambini, adolescenti, giovani madri, morti prematuramente. In quegli anni ancora la mortalità infantile e per parto era assai elevata.
Il progresso scientifico e civile ha molto ridotto questi numeri. Dobbiamo però dare un senso concreto a questi concetti troppo astratti per aiutare a non ritornare a quella dolorosa normalità. Sono stati la disciplina, l'impegno, l'entusiasmo ed il genio dei singoli a realizzare quel progresso.
Vediamo purtroppo oggi, anche nelle società più avanzate, preoccupanti arretramenti e forme di disagio, soprattutto nelle grandi aree urbane. Non dimentichiamo mai che nessun miglioramento della condizione umana è possibile senza la disciplina e l'impegno individuali. Abbandonare questa ricetta tradizionale può costare molto caro.

giovedì 22 ottobre 2009

Il grande conflitto di interessi nel cuore della democrazia. Perchè la democrazia non è il migliore dei sistemi ma il minore dei mali.





Il cuore della democrazia è rappresentato dalla responsabilità politica dei governanti verso i governati.
Perchè un governo possa essere considerato democratico occorre non solo e non tanto che sia eletto dal popolo, ma soprattutto che si sottoponga al giudizio popolare dopo aver svolto la sua attività. Non sono quindi democratici i governanti eletti a vita.
Il maggior vantaggio offerto dai sistemi democratici consiste precisamente in questo: nella possibilità di sostituire i governi che hanno dato pessima prova di sè con il voto, senza dover ricorrere alla violenza, mediante procedure predefinite. Quanto invece alla possibilità di errore, tutti i governi possono sbagliare, democratici e non. Come pure può sbagliare l'elettorato nella scelta e nel giudizio.
Uno dei caratteri più importanti della democrazia viene raramente rilevato e discusso. Esiste infatti in essa un gigantesco conflitto di interessi, ineliminabile perchè congenito e coessenziale. I governanti e coloro che aspirano a governare hanno come loro interesse fondamentale, o lo percepiscono come tale, quello ad acquisire consensi per sè e per la loro parte politica. Ma il paese ha spesso bisogno di provvedimenti impopolari. Il suo interesse non raramente viene a trovarsi così in conflitto con l'interesse di chi ha bisogno del consenso per essere eletto. Questo conflitto tra interessi contrastanti può ridurre notevolmente l'efficienza di un sistema democratico.
E' molto facile attribuire da un lato ai politici cinismo e scarso senso dell'interesse pubblico, dall'altro agli elettori ignoranza, miopia, egoismo, insufficiente senso civico. Ma le situazioni hanno una loro logica alle quali è difficile sfuggire. In democrazia la ricerca del consenso è inevitabile. L'elettore si muove in un orizzonte temporale ristretto, pressato spesso da esigenze che chiedono una pronta soddisfazione. La grande politica pure esplora spazi angusti. I governanti devono fare i conti con tendenze e spinte pressoché incontrollabili, prigionieri frequentemente della loro stessa propaganda.
Quali dunque i governanti migliori? Quelli dotati di maggior tenacia, fantasia, flessibilità. Quelli capaci di comprendere la logica paradossale che regge la vita e la storia degli uomini.

venerdì 16 ottobre 2009

I viaggi di Tocqueville.





Alexis de Tocqueville è celebre per le sue grandi opere, la Democrazia in America e l'Antico Regime e la Rivoluzione. Ma sono straordinariamente importanti anche i suoi appunti di viaggio. Durante i suoi viaggi abitualmente annotava su quaderni impressioni, riflessioni, conversazioni e numeri. Si tratta di documenti preziosi, non solo per una miglior comprensione delle sue opere maggiori. Ci restituiscono infatti lo sguardo di uno dei più lucidi intellettuali europei dell'Ottocento su momenti, luoghi, personaggi e problemi che ancor oggi non possono non destare un vivo interesse.
Tocqueville visitò gli Stati Uniti e l'Inghilterra tra il 1831 ed il 1835. Nel suo Viaggio negli Stati Uniti troviamo, oltre alle acute osservazioni poi poste alla base della Democrazia in America, ritratti, colloqui, cifre ed una suggestiva descrizione dei solenni, selvaggi, intatti paesaggi di regioni non ancora trasformate dalla rivoluzione industriale e dall'incremento della popolazione.
Tra le note raccolte durante i suoi due viaggi in Inghilterra segnalo la descrizione di una seduta della Camera dei Lords, con il discorso di un imbarazzato ed esitante duca di Wellington, vincitore di Napoleone a Waterloo. Ricco di vivaci spunti anche il racconto della tumultuosa elezione di un deputato. Mentre di grande interesse è la rappresentazione degli abitanti, dei palazzi, delle capanne, delle vie e delle fabbriche, delle sconvolgenti contraddizioni della città di Manchester, luogo emblematico della rivoluzione industriale inglese.
Due agili libri di cui consiglio vivamente la lettura. Sono ancora reperibili nelle librerie in rete.


- Alexis de TOCQUEVILLE, Viaggio in Inghilterra.




domenica 11 ottobre 2009

Il Nobel ad Obama. Speranze mal riposte?

Si è oggi stipulato un accordo di "normalizzazione" dei rapporti tra Armenia e Turchia, alla presenza del segretario di stato USA Hillary Clinton. L'accordo, uno dei pochi risultati concreti in politica estera della presidenza Obama, in questi giorni in cui si celebra il Nobel obamiano acquista un significato particolare proprio per i tratti che ne hanno segnato il percorso realizzativo.
E' infatti un accordo internazionale che non presenta nulla di riconducibile all'affascinante retorica che caratterizza l'attuale presidente degli Stati Uniti. I due paesi contraenti sono già nella sfera di influenza americana per solide concretissime ragioni politico-strategiche. In particolare la Turchia vede negli USA lo storico patrocinatore del suo ingresso nell'Unione Europea, tanto desiderato dai governi turchi degli ultimi decenni. Mentre è la stessa Unione Europea a pretendere dai Turchi il miglioramento dei rapporti con i paesi vicini. E' in questo quadro di ricatti e consolidate influenze strategiche che l'accordo è faticosamente maturato.
Ma Obama deve fronteggiare ben altre difficoltà, in aree dove gli spazi di mediazione sono ridottissimi, se non addirittura inesistenti. Quando si hanno di fronte nemici implacabili ed irriducibili la retorica dei sogni e delle illusioni, passando per l'ipocrisia e la doppiezza, conduce o alla resa o ad un uso della violenza ben maggiore di quello che la franchezza avrebbe reso necessario.
Il Nobel per la pace al presidente degli Stati Uniti, mentre fornisce un'ulteriore prova della visione politica prevalente in certi ambienti, dà un segnale sbagliato all'opinione pubblica delle grandi democrazie, soprattutto ai giovani. Vengono premiati i sogni e non i risultati. Mentre si contribuisce a concentrare le speranze su iniziative in grado, nella migliore delle ipotesi, di precludere facili alibi agli avversari. Insomma mi pare che ci sia poco da festeggiare. Ma poiché non appartengo alla schiera dei fautori del "tanto peggio tanto meglio", che ritengo profondamente immorale, spero proprio di sbagliarmi. In bocca al lupo, presidente Obama!

mercoledì 30 settembre 2009

Eguaglianza dei diversi. Il principio di eguaglianza nella Costituzione italiana.

L'articolo 3 della Costituzione stabilisce che:

" Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
Ma, come ha scritto Costantino Mortati, autorevole redattore ed interprete della nostra Costituzione, "è senz'altro da escludere che il principio stesso imponga di dare alle leggi un contenuto eguale per tutti i cittadini così che tutti godano dello stesso trattamento, e ciò perchè esso esige invece che a diversità di situazioni corrisponda diversità di trattamento".
"E' tuttavia da chiedersi se", prosegue il Mortati, "lasciando all'assoluto arbitrio del legislatore la valutazione della diversità delle situazioni, nonchè della sufficienza di questa a porre una differenziazione di regolamentazione giuridica, non si finisca con lo svuotare il principio di cui si parla di gran parte del suo valore, riprendendosi così con una mano quello che si era dato con l'altra".
Dunque, conclude lo stesso Mortati, a garanzia del principio di eguaglianza il legislatore è tenuto a rispettare le regole della logica e ad adottare diversità di trattamento solo quando ciò sia "ragionevole".
E' però evidente l'eccessiva indeterminatezza del requisito della ragionevolezza.
Per questa via si giunge a riconoscere alla Corte Costituzionale un potere nel contempo così penetrante ed indefinito da assumere i tratti del potere di indirizzo politico.
Ma allora cosa rimane del vecchio fuorviante mito della "separazione dei poteri"?
Si configura così una democrazia sotto tutela. Tutela esercitata da chi?


Costantino MORTATI, Istituzioni di diritto pubblico, tomo II, pagg. 1019 e 1020 - edizione 1976



giovedì 17 settembre 2009

Non solo Afghanistan.

La strage di soldati italiani oggi in Afghanistan riporta drammaticamente all'attenzione dell'opinione pubblica italiana i temi della politica internazionale. I cittadini italiani, esattamente come quelli degli altri grandi paesi occidentali, pongono domande sbagliate che ricevono risposte sbagliate. La principale domanda sbagliata mi pare questa: quale obiettivo conseguibile a breve termine giustifica le spese e la morte dei nostri soldati?
La domanda è sbagliata perchè ci possono essere validissime ragioni per sostenere guerre di durata anche assai lunga che non possono portare ad una vittoria totale ed a soluzioni definitive. Le risposte sbagliate sono appunto quelle che non mettono l'opinione pubblica di fronte alla realtà, che in questo caso è assai dura e refrattaria alle illusioni, sparse a piene mani dal presidente Obama.
Va chiaramente detto alla gente che ormai da qualche anno è in corso un conflitto interno al mondo islamico che vede contrapposte la tendenza alla conciliazione con lo stile di vita ed i valori occidentali e quella alla ricomposizione della società secondo i principi fondamentalisti. I movimenti fondamentalisti intendono acquisire il controllo degli stati e dei governi. Quando contrastati nelle loro aspirazioni ricorrono a tutti i mezzi disponibili, terrorismo compreso.
Va detto che si tratta di un problema mondiale, che non riguarda singole aree come l'Afghanistan. Che le motivazioni religiose e culturali sono prevalenti. Che il movimento fondamentalista non reagisce a torti subiti dall'Occidente. La questione palestinese e la guerra irachena rappresentano soltanto pretesti. Che gli Stati Uniti sono odiati non per quello che fanno o hanno fatto, ma per quello che sono. Che il controllo degli stati islamici da parte dei movimenti fondamentalisti comporterebbe gravi pericoli per i paesi occidentali, i loro interessi e la loro sicurezza. Sarebbero infatti esposti ad un uso ricattatorio di materie prime vitali, mentre il blocco dello sviluppo economico e civile di aree abitate da centinaia di milioni di persone avrebbe ripercussioni globali.
La retorica della conciliazione, come quella a cui è ampiamente ricorso Obama nel recente discorso del Cairo, purtroppo convince solo chi è già convinto. Mentre gli interventi di tipo economico assistenziale da un lato vengono resi praticamente impossibili dall'azione dei fondamentalisti. Dall'altro rischiano di rafforzare il senso di inferiorità ed i sentimenti revanscisti radicati in una memoria storica che a noi pare patologica.
Bisogna che le opinioni pubbliche occidentali comprendano quindi la necessità di un duro e costoso impegno a lungo termine, anche di tipo militare. Con la chiara consapevolezza che il problema non potrà trovare mai una soluzione completa ma può essere solo tamponato e ridotto a dimensioni fisiologiche. 


lunedì 14 settembre 2009

Rivoluzioni scientifiche. Il "tempo profondo".

Uno dei più importanti e rivoluzionari mutamenti concettuali della storia della scienza è rappresentato dalla conquista della consapevolezza della "profondità" del tempo, cioè della notevolissima antichità della Terra e dell'Universo intero in rapporto alla durata della vita umana.
Scrive Stephen Jay Gould in Le pietre false di Marrakech, pagg. 125 e 126:
"Noi consideriamo spesso nozioni come l'antichità della Terra, la formazione delle montagne e la deposizione dei sedimenti come semplici fatti d'osservazione, così chiari a chiunque abbia occhi per vedere da far apparire folle o disonesta qualsiasi altra interpretazione. Ma molte di queste nozioni "ovvie" ebbero origine come conclusioni difficili e inizialmente paradossali, frutto di lunghi sforzi per pensare e vedere in modi nuovi."
La novità, necessaria anche per lo sviluppo delle più convincenti teorie evoluzioniste, fu contrastata dalla Chiesa cattolica, che oppose le parole dell'Antico testamento. Tuttavia la dottrina cattolica considera il testo della Bibbia scrittura ispirata da Dio ma opera anche dell'uomo. Ciò, dopo qualche resistenza, ha consentito di distinguere i principi ispirati dalle espressioni dipendenti dal contesto culturale. Sono così venute meno le ragioni di contrasto tra Cristianesimo e scienza.
L'idea del "tempo profondo" è entrata a far parte del patrimonio concettuale condiviso nel Settecento, secolo che ha visto il consolidarsi della geologia come scienza. Il contributo più importante fu dato dallo scienziato francese Georges Buffon. Ma pure Antoine Lavoisier, ricordato come il massimo chimico della storia umana, si dedicò intensamente agli studi geologici.
Egli ricoprì anche importanti incarichi nell'ambito della pubblica amministrazione. Fece autorevolmente parte della commissione che inventò l'unità di misura della lunghezza oggi più diffusa, il metro. Si occupò di polvere da sparo per le forze armate. Ancor prima fu esattore delle tasse. Queste funzioni pubbliche esercitate furono la causa della sua uccisione durante la Rivoluzione francese o, più verosimilmente, ne costituirono il pretesto.
Nel 1794 la ghigliottina rivoluzionaria tagliò la testa di uno dei più rivoluzionari scienziati di tutti i tempi.



sabato 5 settembre 2009

Stato, individuo e morale cristiana. Distinzione di ruoli e principi.

Gesù ci ha insegnato a distinguere tra stato e comunità dei fedeli prescrivendo di dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.
Ma resta insufficiente la consapevolezza della distinzione tra autorità pubblica ed individuo che non ne eserciti le funzioni, sotto il profilo non soltanto dei ruoli, ma anche dei principi applicabili nell' ambito della morale cristiana. Il Nuovo Testamento, i Padri della Chiesa, i Concili ecumenici ed il Catechismo ufficiale della Chiesa cattolica prevedono e sottolineano tale distinzione.
Lo stato può legittimamente, a determinate condizioni, giudicare, punire, fare guerre per la pace. Nettamente al di là di quanto consentito al singolo in quanto tale.
Così san Paolo afferma:

" I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l'autorità? Fa il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene.
Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male.
Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza" (Romani 13, 3-5)

Mentre sant' Agostino scrive:

" Non credere che non possa piacere a Dio nessuno il quale faccia il soldato tra le armi destinate alla guerra.
Infatti non si cerca la pace per provocare la guerra, ma si fa la guerra per ottenere la pace! ....Anche facendo la guerra sii dunque ispirato dalla pace in modo che, vincendo, tu possa condurre al bene della pace coloro che tu sconfiggi. Beati i pacificatori - dice il Signore - perché saranno chiamati figli di Dio..... Sia pertanto la necessità e non la volontà il motivo per togliere di mezzo il nemico che combatte. Allo stesso modo che si usa la violenza con chi si ribella e resiste, così deve usarsi misericordia con chi è ormai vinto o prigioniero, soprattutto se non c'è da temere, nei suoi riguardi, che turbi la pace" (Lettera al generale Bonifacio, 4-6).

Così ancora il Concilio Vaticano II:

"La guerra non è purtroppo estirpata dalla umana condizione. E fintantoché esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un'autorità internazionale competente, munita di forze efficaci, una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa. I capi di Stato e coloro che condividono la responsabilità della cosa pubblica hanno dunque il dovere di tutelare la salvezza dei popoli che sono stati loro affidati, trattando con grave senso di responsabilità cose di così grande importanza. Ma una cosa è servirsi delle armi per difendere i giusti diritti dei popoli, ed altra cosa voler imporre il proprio dominio su altre nazioni. La potenza delle armi non rende legittimo ogni suo uso militare o politico. Né per il fatto che una guerra è ormai disgraziatamente scoppiata, diventa per questo lecita ogni cosa tra le parti in conflitto.
Coloro poi che al servizio della patria esercitano la loro professione nelle file dell'esercito, si considerino anch'essi come servitori della sicurezza e della libertà dei loro popoli; se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono anch'essi veramente alla stabilità della pace" (Gaudium et Spes, 79).


Ed il Catechismo della Chiesa cattolica:


"2265 La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell'autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità.


2266 Corrisponde ad un'esigenza di tutela del bene comune lo sforzo dello Stato inteso a contenere il diffondersi di comportamenti lesivi dei diritti dell'uomo e delle regole fondamentali della convivenza civile. La legittima autorità pubblica ha il diritto ed il dovere di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto. La pena ha innanzi tutto lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa. Quando è volontariamente accettata dal colpevole, essa assume valore di espiazione. La pena poi, oltre che a difendere l'ordine pubblico e a tutelare la sicurezza delle persone, mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole.


2267 Per molto tempo il ricorso alla pena di morte da parte della legittima autorità, dopo un processo regolare, fu ritenuta una risposta adeguata alla gravità di alcuni delitti e un mezzo accettabile, anche se estremo, per la tutela del bene comune. Oggi è sempre più viva la consapevolezza che la dignità della persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi. Inoltre, si è diffusa una nuova comprensione del senso delle sanzioni penali da parte dello Stato. Infine, sono stati messi a punto sistemi di detenzione più efficaci, che garantiscono la doverosa difesa dei cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono al reo in modo definitivo la possibilità di redimersi. Pertanto la Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che «la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona» e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo".


Perfino in materia di immigrazione ed asilo i doveri stabiliti per il singolo fedele e la comunità dei fedeli non possono essere meccanicamente trasferiti allo stato. Il Cristianesimo non è una dottrina sociale, economica o politica. Sono chiamate in causa le coscienze degli individui. Solo infatti attraverso la purificazione di queste il patrimonio morale cristiano può e deve portare il suo determinante contributo alla società civile.

martedì 1 settembre 2009

La politica dei colpi bassi.

Da sempre la politica democratica è segnata da velenosi attacchi personali, tentativi di delegittimazione, diffamazioni scientificamente orchestrate. Non è, insomma, faccenda da educande. Ciò che però può e deve cambiare, con il passare degli anni, è il giudizio degli elettori, che ormai troppo hanno visto e sentito.
C'è chi scambia il loro scetticismo e la loro indifferenza per insensibilità morale, per difetto di senso civico. Ma non di questo si tratta. E' pragmatica preoccupazione per i problemi reali. E' saggia diffidenza radicata nell'esperienza.
Proprio per questo si può prevedere che certi abusi si riveleranno controproducenti. E che non tutto il male venga per nuocere. Le tradizioni democratiche possono rafforzarsi anche in questo contorto modo.

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