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giovedì 11 dicembre 2008

La Seconda guerra mondiale. Un esempio di "guerra preventiva".

Un classico della storiografia contemporanea:

Alan J. P. TAYLOR, Le origini della seconda guerra mondiale.

Taylor sottolinea la costante politica di Hitler:
"pur volendo mano libera in Oriente per distruggere una situazione che anche all'opinione pubblica illuminata dell'Occidente pareva intollerabile, egli non aveva ambizioni dirette contro la Gran Bretagna e la Francia".

Sono i governanti, i parlamentari e l'opinione pubblica inglesi, non quelli francesi, a "fare la storia". Alle mosse del regime tedesco prima in Austria e sul Reno, poi in Cecoslovacchia e Polonia, tutte ugualmente contro i patti ed il diritto internazionali, eppure mai direttamente contro le potenze occidentali, rispondono in modo opposto. Prima la tolleranza, se non addirittura il favoreggiamento. Poi la guerra.
Taylor mette bene in luce il ruolo del caso. Sottolinea come i governanti non abbiano compreso gli eventi, se non in misura modesta, né si siano resi ben conto delle conseguenze delle loro azioni.
Ma dal lavoro di questo grande storico emerge abbastanza chiaramente il nucleo della tragica svolta che aprì la Seconda guerra mondiale. Il governo, il parlamento, ma soprattutto l'opinione pubblica britannici ad un certo punto cambiarono idea sulla natura e le intenzioni del regime tedesco e del suo capo. Accettarono di fare la guerra al regime nazista non tanto per quello che faceva, ma per ciò che era.
Il "processo alle intenzioni" condusse ad uno dei più significativi esempi di "guerra preventiva".
I campi di sterminio tedeschi dimostrarono poi la sostanziale esattezza delle intuizioni alle quali l'opinione pubblica e i governanti britannici alla fine erano giunti.
Dunque la "guerra preventiva" non è certo estranea alla tradizione delle democrazie liberali. E non può essere esclusa dal novero delle scelte possibili. Altrimenti si lascerebbe un vantaggio decisivo proprio ai più mortali nemici della democrazia aperta, libera e tollerante che diciamo di voler difendere. Va insomma considerata anch'essa nell'ambito concettuale e morale della guerra per la pace. Dolorosa ipotesi che purtroppo non si può accantonare.

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