Translate

venerdì 16 gennaio 2015

Fede e ragione. Il vicolo cieco di Ratisbona.




Oggi, come spesso nel passato, si uccide in nome di Dio. Fuori dei confini dell'Europa, in Africa e Asia, sono migliaia le vittime dei conflitti religiosi. Citatissimo è ancora il discorso pronunciato da papa Benedetto XVI nell'aula magna dell’Università di Regensburg (Ratisbona) il 12 settembre 2006:

"L'imperatore, dopo essersi pronunciato in modo così pesante, spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima. "Dio non si compiace del sangue - egli dice -, non agire secondo ragione, „σὺν λόγω”, è contrario alla natura di Dio".

""Non agire secondo ragione, non agire con il logos, è contrario alla natura di Dio", ha detto Manuele II, partendo dalla sua immagine cristiana di Dio, all'interlocutore persiano. È a questo grande logos, a questa vastità della ragione, che invitiamo nel dialogo delle culture i nostri interlocutori". 

"E tuttavia, la moderna ragione propria delle scienze naturali...porta in sé, come ho cercato di dimostrare, un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda sul perché di questo dato di fatto esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali ad altri livelli e modi del pensare – alla filosofia e alla teologia".

Benedetto XVI fa appello a una Ragione connaturata a Dio e condivisa dagli uomini. Entro questa comune cornice dovrebbe maturare un proficuo dialogo tra culture. Ma questa Ragione astratta, che consente di risolvere problemi procedendo dall'essenza all'esistenza, è la ragione dei cristiani e del pensiero critico sorto dalla riflessione sull'impresa scientifica? Due citazioni sembrano portare su altre vie, quelle del razionalismo critico e, insieme, dell'umile accoglimento della Rivelazione e della Tradizione.

Domenica 11 gennaio 2015 i cattolici hanno ascoltato a messa come prima lettura Isaia 55:

[8] Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, 
le vostre vie non sono le mie vie ...
[9] Quanto il cielo sovrasta la terra, 
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, 
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

La stessa impresa scientifica, con i suoi successi ma anche  con i suoi errori e le sue rivoluzioni, induce ad accogliere una visione critica della ragione umana. Una lettera di Charles Darwin,  riportata da Stephen Jay Gould in uno dei suoi rigorosi scritti divulgativi, offre una sintesi fulminante:

"Darwin...sospettava che il cervello umano, evoluto per altre ragioni nel corso di molti milioni di anni, potesse essere male equipaggiato per risolvere gli interrogativi più profondi e astratti sul significato ultimo della vita. Come scrisse al botanico americano Asa Gray nel 1860: «Ho la nettissima impressione che tutta la materia sia troppo profonda per l'intelletto umano. Un cane potrebbe speculare altrettanto bene sulla mente di Newton»"".

Occorre prevenire e reprimere l'intolleranza e le minacce alla misura di libertà che contraddistingue l'Occidente. Perché? Perché altrimenti tolleranza e libertà verranno meno. Tutto qui.

Visite